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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Burning (2018)

 Lee Jong-Su, giovane laureato in scrittura creativa e aspirante romanziere: un tipo solitario, di poche parole. Lavora come magazziniere part-time, ma decide di lasciare Seoul e recuperare la vecchia casa abbandonata nella campagna di Paju, così vicina al confine da poter udire la propaganda della Corea del Nord sparata dagli autoparlanti. Odia il padre, un fallito senza speranze, e non vede la madre da quando questa lasciò casa 16 anni prima. Privo di piani concreti per il futuro, la sua avventura parte vincendo una lotteria di quartiere. Burning è anche il superamento del suo blocco di scrittore, la sua ricerca di storie da raccontare. Il suo tema musicale ricorrente è ipnotizzante e accompagna ogni scena in cui Jong-Soo va, da solo, verso la campagna.

 Shin Hae-Mi, misteriosa ragazza che usa i pochi risparmi di un lavoro saltuario - ma divertente perché fisico - per andare in Africa, presso l’antico popolo dei Boscimani, alla ricerca del senso della vita, per colmare il senso di vuoto esistenziale che la attanaglia. Appassionata di pantomima, sa parlare soprattutto con il corpo. La sua capacità di trascendere sé stessa nella danza africana dei Grandi Affamati porta alla scena madre del film, in cui lei, a petto scoperto, si muove lentamente in una danza primordiale in controluce rispetto al tramonto, accompagnata da una tromba su note jazz. La fine di questo motivo musicale è il ritorno alla realtà e un’invasione di tristezza per Hae-Mi. Il suo desiderio profondo è semplicemente svanire.

 Ben. Ben è sempre composto, ritiene che nulla debba essere preso eccessivamente sul serio e che la vita sia un gioco. Affascinante, ricco, affabile. Vive a Gangnam (la Beverly Hills sudcoreana) e colleziona ragazze. Di una ricchezza la cui origine non viene mai dichiarata, questo Grande Gatsby ha bisogno di un qualcosa che lo faccia sentire vivo per vincere la propria anaffettività: una volta ogni due mesi prende la sua Porsche Carrera, una tanica di benzina, un accendino, esplora le zone di campagna, trova una serra lasciata andare, la brucia. Il che, come lui stesso ci informa prontamente, avviene in meno di 10 minuti. Chi è Ben? Un Casanova o un serial killer? Ben Horne non uccise Laura Palmer, e Lynch insegna a non fidarsi di tutto quello che ci viene mostrato.

“Non c’è giusto o sbagliato, solo l’etica della natura.”

 In questo travolgente thriller ipnotizzante Chang-Dong Lee ci porta su e giù tra città e campagna, passando per monolocali in cui entrano i raggi del sole una volta al giorno e solo di riflesso, attici dal design contemporaneo e minimalista in cui si organizzano ricercati buffet e case di campagna con stalla lasciate andare. L’elemento chiave e divisivo nella società rappresentata è il denaro, o, meglio, il suo valore. Sebbene ne siano tutti ossessionati, da una parte abbiamo Ben e amici, i quali guardano dall’alto al basso il disprezzo dei cinesi verso i soldi – “per loro sono sporchi” -, dall’altra abbiamo i notiziari sulla disoccupazione giovanile, debiti accumulati sulle carte di credito, la sconfortante normalità di lavori part-time o a chiamata. Anche la madre di Jong-Soo, vedendo il figlio per la prima volta da quando era piccolo, è capace di alzare lo sguardo da Whatsapp solo per chiedergli soldi.
 Un tratto distintivo di Burning è la forte presenza fisica dei protagonisti, maschili e femminili. Il regista mostra una passione per il movimento dei corpi, che sia la camminata sgraziata e pesante di Jong-Soo, le pantomime e danze di Hae-Mi, una lettura della mano. Chang-Dong Lee pone uno spunto di riflessione sulle sempre facili critiche all’aspetto estetico femminile, forse portate all’esasperazione in una società – quella sudcoreana nello specifico – in cui si stima che almeno una ragazza su tre abbia ricevuto un intervento di chirurgia plastica. E Ben sa bene quanto sia importante il trucco per le sue vittime.



Consigli appassionati:
- Parasite (Bong Joon-Ho, 2019)
- Zodiac (David Fincher, 2007)
- Twin Peaks (David Lynch, 1990)



P.S. : In qualche modo la danza di Hae-Mi mi ha ricordato quel capolavoro di Twin Peaks.
 


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