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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso

 Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore, può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?
 
 L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna tre capitoli, ovvero come raccontano la storia, anzi, la verità, Damon, Driver e, infine, Jodie Comer - Marguerite de Carrouges. Ma se il primo ci racconta una versione, il secondo, in realtà, ce la conferma - ed è proprio questo a stupire, a spiazzare: differiscono solamente in questioni di poco conto. Servirà il terzo capitolo per palesare quanto i due uomini fossero in realtà interessati solo a loro stessi, l'uno ingenuo e incapace di amare, l'altro tronfio e ipocrita. L'inquadratura finale risulta potentissima: mostra una Marguerite disillusa, ma ferma e risoluta.

⭐⭐⭐⭐/4
 

 
 
L'événement - Leone d'Oro
 
 Anne - Anamaria Vartolomei - è una giovane studentessa modello alla Cité Universitaire di Parigi, tanto che il professore di lettere vede in lei una futura collega. Rimane incinta. Il mondo le cade davanti, il futuro si annulla: ha quella malattia che trasforma giovani donne in casalinghe (cit.). Sono i primi anni '60, l'aborto volontario sarà reso legale in Francia solamente nel 1975.
 
 Dopo il parto di Pieces of woman di Venezia77, un film in concorso riporta in primo piano eventi che travolgono il corpo femminile. Che può fare Anne? Le settimane passano, il silenzio perdura. Anche tra i pochi a cui si confessa, nessuno vuole darle una mano, complice l'inflessibile legge francese. Anne si ritrova di fronte a un muro, simboleggiato anche dal formato 4:3 a diapositiva che la regista, Audrey Diwan, sceglie per calarci 60 anni fa. La ragazza dovrà provare a farcela da sola, i genitori non verranno nemmeno a conoscenza dell'accaduto. L'événement è un film nudo e crudo che non lascia spazio ad altro se non alle difficoltà pratiche di riuscire ad indurre un aborto che venga riconosciuto dai medici come spontaneo, pena la prigione. Nella pellicola di Audrey Diwan si nota un approccio che non potrebbe esistere in un film hollywoodiano, che, al massimo, si permetterebbe di raccontare la lotta per la completa legalizzazione dell'aborto volontario, un storia di successo. Qui, invece, la regista vuole dire, in modo molto asciutto: "ecco che succede quando quando è illegale."
 
 La giuria della Mostra del cinema le assegna, contro la maggior parte delle previsioni, il premio più importante. La scelta è certamente un atto politico, una risposta alle nuove leggi anti-aborto di Polonia e Texas. Forse è anche un modo per dire ai registi francesi che hanno la porta aperta anche a Venezia, non dovono andare a Cannes per vincere.

⭐⭐⭐/4
 


 
È stata la mano di Dio - Leone d'Argento Gran premio della giuria

 Sorrentino gira il suo Amarcord nella Napoli degli anni '80. Un film in cui si ride e si piange, seguendo le avventure, le gioie e i dolori di Fabietto - un Filippo Scotti che per questo film ha vinto il premio Mastroianni per miglior giovane attore. Si parte col botto, si entra a far parte di una famiglia napoletana, insieme di personaggi quasi caricaturali e sempre elisaranti. Ci si sente a casa, sembra di poter affrontare la vita con la battuta pronta in tasca. Chiaramente non può durare.
 
 Tra problemi ormonali e calcistici emerge anche la spaccatura tra i genitori. Il problema è che il film non decolla fintanto che non avviene la conosciuta tragedia: Fabietto non è altri che un alter-ego di Sorrentino e il vero motore del film è la sua presa di coscienza di una propria identità durante la seconda parte. Bisogna guardare al futuro, bisogna inseguire il proprio sogno e per questo serve perseveranza. Ma questo non basta affatto, ci ricorda Antonio Capuana. Per fare il regista bisogna avere qualcosa da dire. "A tieni 'na cosa da raccunta' ?" 
 
 Nonostante l'uso sapiente della camera, la magia della bella Napoli vista di notte dal mare, il primordiale Stromboli che romba di dolore e collera, la voluttuosa zia instabile mentalmente, i gol di Maradona... Sorrentino a questa domanda non ha ancora risposto, però ha realizzato un'ottima opera introspettiva.

⭐⭐⭐/4
 

 
 

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