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VENEZIA78: DUNE (parte uno)
Dune. Pietra miliare della fantascienza letteraria, ha da sempre attratto eccentrici registi per le sue sbalorditive visioni. L'esperienza allucinogena sognata da Alejandro Jodorowsky non vide mai vita; mentre David Lynch fallì nello sbrogliare la matassa della sceneggiatura, impreparato a gestire grandi budget. Perciò non è stato un azzardo da poco, quello del regista Denis Villeneuve, nonostante l'esperienza maturata con Arrival e Blade Runner 2049.
Il film, fuori concorso alla Mostra del Cinema, presenta con una platonica calma l'universo in cui è ambientato Dune e i suoi protagonisti: gli Atreides e gli Harkonnen, due delle più potenti Case Maggiori, le lotte politiche interne all'Impero, Arrakis con la sua spezia, l'oro nero che ha portato ricchezza agli spietati Harkonnen, e la misteriosa sorellanza delle Bene Gesserit, con i loro piani eugenetici per la procreazione dell'Eletto. Tanto Villeneuve indugia nell'antefatto, nel mostrare e ostentare un'ampia gamma di pianeti, veivoli e astronavi, nel dare una dimostrazione pratica e una propria identità, anche visiva, ai congegni tecnologici di questo nuovo universo, che una sensazione di urgenza per la progressione della narrazione cresce tra i fan del libro di Herbert e non solo. Dune, infatti, non possiede un briciolo dell'abilità di sintesi dimostrata magistralmente dal Signore degli anelli di Jackson, nè usa escamotage come le celebri introduzioni testuali di Star Wars. Inoltre, allo stesso tempo, prende le distanze dalla classica origin story a cui ci hanno abituati lustri di cinefumetti, non creando un conflitto risolvibile in questo primo capitolo.
La paura di estraniare lo spettatore è forte in Villeneuve, il quale opera una serie di scelte volte a gettare solide basi per questo nuovo universo cinematografico e televisivo, piuttosto che a ottenere un film completo in sé. Il regista non ha fretta di arrivare a nessun punto in particolare, tant'è che si spinge poco oltre metà la trama del primo tra i sei libri del ciclo di Dune, e, nel frattempo, riesce sia a liberarsi anticipatamente di personaggi ingombranti come Duncan Idaho, che a ritardare l'entrata in gioco dell'Imperatore, permettendo, a fronte di una trama intricata, di puntare tutti i riflettori sul protagonista, Paul Atreides, e a proiettarlo in avanti.
Per tutta la durata del film trovano spazio le sue visioni, forse profetiche, evitando che Paul - Timotheé Chalamet - passi in secondo piano al conflitto tra Atreides e Harkonnen, da lui non combattuto, o alla battaglia identitaria ed ecologica del popolo Fremen contro gli sfruttatori di risorse naturali provenienti dai mondi esterni. Il novello Duca deve essere l'epicentro drammatico. Il film, fortunatamente, riesce proprio in questo. L'interpretazione di Chalamet e le precise scelte di Villeneuve funzionano e riescono a far emergere un conflitto interiore che coniuga doveri verso il padre, in quanto Duca di Casa Atreides, e verso la madre, sorella Bene Gesserit che vuole da un lato proteggerlo, dall'altro lo vorrebbe Kwisatz Haderach, l'Eletto. È la congiunzione di questi futuri a presentarsi in visione al giovane Paul e a terrorizzarlo. Il seguito non tarderà ad arrivare.
⭐⭐⭐/4
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