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VENEZIA78: Inu-Oh e Freaks Out
Masaaki Yuasa a briglie sciolte. Le premesse ci sono tutte: una maschera demoniaca, una maledizione nata da una sanguinosa antica battaglia, bonzi dediti all'arte del Noh, strumento musicale tradizionale, padri che esigono vendetta, che sacrificano i propri figli per perseguire traguardi personali: da Le avventure di Jojo a Berserk i punti di riferimento nella cultura giapponese sembrano non finire. È una storia di maturazione dei due protagonisti, Inu-Oh, un ragazzo-mostro figlio rinnegato di una casata di musicisti, e Tomona, un ragazzo suonatore di Noh reso cieco durante la scoperta di un tesoro perduto. Vedremo i nostri eroi rifiutare il ruolo scelto loro dai padri, rivendicare la propria identità cambiando nome e cambiando il loro corpo.
Ma ecco che Yuasa travolge il tutto inserendo la passione per la musica e il ballo già espressa in Lu over the wall. Il film, da metà in poi, diventa una rock opera, una sequenza di concerti iper-coreografati in cui Inu-Oh è il frontman e Tomona è il/la chitarrista. Il problema in questa scelta non sta tanto nel fatto che la progressione della narrazione venga esclusivamente affidata alla metamorfosi estetica di Inu-Oh da mostro a rockstar, ma nel fatto che non è possibile pretendere dallo spettatore di subire almeno 30 minuti di una classica base heavy-metal in loop. Non assomiglia nemmeno ai svariati film su cantanti e rock bands usciti degli anni, che alternano momenti drammatici a pezzi di canzoni, tutte diverse e apprezzabili, e che fanno della loro varietà il fulcro: Inu-Oh e Tomona cantano e suonano con la stessa tonalità sulla stessa base per un terzo filato del film. Ciliegina sulla torta è la superficialità con cui viene affrontato il cambiamento di Tomona. Anche no.
⭐/4
Freaks Out - in concorso
A sei anni da Lo chiamavano Jeeg Robot arriva, prima a Venezia, poi in autunno in sala, l'attesissimo nuovo film di Gabriele Mainetti, un'opera in cui il regista ha dato tutto sé stesso, finanziariamente e artisticamente.
Roma, fine 1943. L'Italia, dopo aver firmato l'armistizio, è terra di contesa: gli Alleati bombardano Roma, i nazisti stanno per ritirarsi e non si fanno più scrupoli contro l'ex-alleato. Siamo nell'habitat tipico del neorealismo italiano. Eppure... Eppure il film è tutt'altro. Possiamo fare un kolossal fantasy coinvolgente, congiungendo magistralmente dramma e commedia? Mainetti dice sì. I quattro protagonisti, quattro freaks, sono un Claudio Santamaria imbottito di pelo che nemmeno uno Wookie, un Pietro Castellitto dalle battute sagaci ed esilaranti, un Giancarlo Martini nano cresciuto piú in orizzontale che verticale e, soprattutto, Aurora Giovinazzo - Matilde, l'eroina che dovrà maturare fino a prendere coscienza del proprio potere e salvare i suoi amici.
Il film riesce tanto a fare sentire la malvagità nazista e l'orrore della pulizia etnica, quanto riesce a sbeffeggiarlo, mostrando un villain che Hollywood si sogna - già marchio di fabbrica di Mainetti. Sfaccettato, folle e razionale nella propria follia: un pianista a sei dita che si esibisce nel circo nazista di Roma - i nazisti al circo! - e che porta avanti la ricerca di uomini e donne dotati di superpoteri offrirli al Führer.
Tra battute in romanaccio, partigiani ancora piú freaks dei freaks, effetti visivi stupefacenti e poteri sovrannaturali originali, il regista realizza una favola disneyana rivissuta con comicità italica e romana. Proprio nei luoghi e tempi del neorealismo, Mainetti ruba come solo un grande cineasta può: i Fantastici 4, le visioni di futuri possibili de The man in the High Castle, partigiani che sembrano pirati de i Pirati dei Caraibi, gli inseguimenti del treno a cavallo dei western, la lotta partigiana de Il labirinto del fauno, l'amore per il mondo circense di Fellini...
Il ritmo incalza e la narrazione, seppur priva di particolari colpi di scena, assorbe lo spettatore in un vortice senza fine. Il film si fa, forse, eccessivamente prolisso nella lunga scena di guerriglia del terzo atto, ma glielo perdoniamo. Il genere degli spaghetti-comics sta nascendo - attendiamo Diabolik al varco - e Bella ciao è tornata a casa, con buona grazia della famosa serie spagnola.
⭐⭐⭐⭐/4
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