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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Kubrick #7. Arancia Meccanica (1971)

  L'ultraviolenza giovanile esteticamente galvanizzante, l'incomprensibile gergo Nadsat dalle pronunce sovietiche, l'uso volontariamente improprio di classici come la Nona (Sinfonia) di Beethoven - due "e", ci ricorda il protagonista e narratore - e "Singin' in the rain" cantata in un contesto che farebbe rabbrividire i fan di Gene Kelly nel celebre musical. Dopo la pietra miliare di Odissea nello spazio, il consolidamento della capacità del regista di piegare qualsiasi soggetto non originale al suo stile - con buona pace di Stephen King - è completo, tanto che si prenderà sempre piú tempo per realizzare una pellicola, pellicole che avranno un solo canone cinematografico ricorrente: il marchio Stanley Kubrick.

 Stavolta sul patibolo del demiurgo troviamo la black comedy distopica scritta da Anthony Burgess in appena tre settimane, un uragano di vitalità ispirata dai casi di violenza giovanile in Inghilterra dei primi anni '60 e dalle violenze subite dalla moglie durante la Seconda Guerra Mondiale. Il titolo - che l'autore cita come espressione sentita in un pub londinese - è un gioco di parole, un ossimoro che vede l'imposizione di qualcosa di freddo, rigido, razionale, meccanico ad un organismo vivente, ad un sapore deciso, quindi pieno di vita, come quello di un'arancia.


 Nella prima metà del film Alexander DeLarge - Malcolm McDowell - e i suoi drughi si scatenano in un continuo di scene iconiche rette insieme da un crescendo visivo e sonoro, un vortice opprimente e soggiogante di sesso e violenza accompagnato da note musicali che, oltre alla onnipresente Nona, simbolo della vita per autonomasia, spaziano tra Il Guglielmo Tell di Rossini a doppia velocità e l'improvvisata imitazione di Gene Kelly da parte di McDowell durante lo stupro della moglie dello scrittore. Se questa lunga premessa generò scandalo all'epoca, portando alcuni giovani criminali a citare il film nei loro misfatti e il regista a ritirare il film dalla distribuzione britannica nel 1976, essa è essenziale per lasciarci subire, insieme ad Alex, la cura Ludovico. La terapia pavloviana risulta essere, infatti, ancor piú disumana delle violenze antecedenti. Eliminando il libero arbitrio e riducendo il comportamento umano ad un semplice riflesso condizionato, anzi, meccanico, non si crea una società migliore, si ottiene solamente di cancellare la vita stessa. Paradossalmente sarà proprio lo scrittore, la cui vita è stata distrutta dal nostro protagonista, a lottare politicamente per lui. Ma egli, nonostante la sua lucida razionalità, rimane pur sempre un uomo, umano nel suo dolore e nella sua primordiale sete di vendetta. Paonazzo nella sua collera, sarà l'artefice della scena piú significativa del film.


 Un altro tratto del regista emerge in modo proponderante, ovvero un cieco cinismo verso le motivazioni che guidano gli individui e i politici in particolare. Il vero mostro disumano del film risulta essere, infatti, il Ministro che prima cavalca l'onda del nuovo metodo scientifico per risolvere il problema della criminalità e della mancata funzione riabilitante delle carceri, poi, al cambio dell'opinione pubblica e dei sondaggi, decide di comprarsi Alex, sfruttando l'occasione per guadagnare voti e stanare i suoi avversari politici. Una cosa pubblica gestita in modo bieco, opportunista. Assolutamente inconcepibile, vero?
 Umano, troppo umano. In Arancia Meccanica piú che mai l'opera di Kubrick rappresenta un distillato di genio filmico che, sotto il suo intramontabile fascino visivo, cela una ricerca quasi filosofica su che cos'è l'essere umano.

 

Consigli appassionati:

- Bronson (Nicolas Winding Refn, 2008)

- Il silenzio degli innocenti (Jonathan Demme, 1991) 


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