Edward Norton non ci sarà nato, ma è newyorkese fino al midollo. È la città in cui ha lottato per emergere come attore, la città a cui dedica questo film. Celebre per essere tremendamente selettivo nello scegliere le parti in cui recitare, questa volta decide – ai 50 anni che assolutamente non dimostra – di farsi il proprio film, girando lui stesso sulla base di un suo adattamento di Motherless Brooklyn di Jonathan Lethem, libro a cui negli ultimi 20 anni ha pensato molto, rimandando sempre la decisione di trasportarlo sul grande schermo. E, come se non bastasse, recita la parte del protagonista, Lionel, un particolarissimo investigatore privato con la sindrome di Tourette.
Giant faggot munchkin meat!
In questo noir gli spunti non finiscono mai: da come il protagonista deve convivere con la propria disfunzionalità – che, senza raccontarci balle, fa molto ridere – alla vendetta che lo stimola nella sua ricerca della verità, portandolo tra rivolte di classe, razzismo e uomini assetati di potere. Il tutto accompagnato da una colonna sonora jazz, ma un jazz di poche note alla tromba, appropriato ai concerti che si sospingono fino a tarda notte, quando pochi assonnati ascoltatori si attardano ancora fuori casa.
Così anche le scene sono girate con toni freddi, spesso la notte, lasciando al protagonista ben pochi indizi, solo innumerevoli altri elementi che lasciano la domanda principale senza risposta.
Chiaramente l’ispirazione per l’impianto narrativo è il noir
per eccellenza, ovvero Chinatown, anche se la coppia Lionel+Laura (Ed Norton e Gugu Mbatha-Raw) è molto diversa da quella Nicholson+Dunaway.
Il personaggio più interessante è sicuramente il Randolph Moses di Alec Baldwin, qui in una performance da paura. Ispirato al potente
costruttore newyorkese Robert Moses, Baldwin mostra un uomo sì devastato dalla ricerca del potere, razzista e, più in generale, pronto a calpestare il popolo, ma anche un uomo fedele al suo ideale, al doversi impegnare per dover creare lui stesso il futuro – che non si fa da solo – sognando in grande e affrontando la sua impresa con grande determinazione.
Il miglior Norton da Fight Club. Non è un capolavoro, ma per gli appassionati di noir è d’obbligo.
Consigli appassionati:
- The third man (Carol Reed, 1949)
- Chinatown (Roman Polanski, 1974)
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