Elizabet Hittman è una regista statunitense capace di dipingere in modo vivido i drammi dei suoi giovani protagonisti. Dopo It felt like love e Beach rats, l'aficionada del Sundance film festival continua il suo percorso raccontando le difficoltà di Autumn - Sidney Flanigan, una diciasettenne che vuole abortire.
Siamo nella Pennsylvania provinciale. Il film si apre con la ragazza che si esibisce ad un talent show scolastico cantando He's got the power con una voce tremendamente triste, interrotta per di più da uno degli studenti che le urla "puttana" dal pubblico. Altrettanto triste è la bellissima cugina Skylar - Talia Ryder, che per tutto il film si distinguerà per il suo spirito di incondizionale sacrificio: sarà lei a rubare i soldi per il viaggio a New York, dove una minorenne può legalmente abortire senza il consenso dei genitori, così come sarà lei a vendersi per poter tornare a casa mantenendo celato il segreto.
Never rarely sometimes always (NRSA) ha un approccio quasi documentaristico nel mostrare il protocollo che accompagna una donna all'intervento di aborto, un iter fatto di social workers, cliniche, test, domande preparatorie, proposte di adozione, altri test, altre cliniche, altre domande e perfino una consulente finanziaria. La suddivisione in due fasi dell'operazione per Autumn, che è già alla diciottesima settimana, tratterrà la due ragazze più a lungo del previsto nella Grande Mela. La città capitale del mondo occidentale è stata teatro di innumerevoli films, ma la Hittman stupisce per la luce con cui la illumina: per le nostre protagoniste l'arrivo nella grande città non è accompagnato dal brivido dell'avventura, nè da grandi speranze di un futuro costellato da successi, come ci è spesso stata presentata al cinema. Al contrario, ne sono impaurite. Non sanno come muoversi, diffidano del prossimo, non hanno il becco d'un quattrino e perciò passano le notti tra mezzi pubblici, stazioni, karaoke e sale giochi - queste ultime sole nel riuscire a strappare un sorriso a Skylar.
Nel tono femminista dato al film, ciò che non cambia tra "campagna" e "città" è l'oppressione che le giovani ragazze subiscono dal un universo maschile ritratto senza pietà. Molestie fisiche e verbali, compagni di scuola che offendono e sghignazzano, un padre che si rifugia tra le coccole della cagna, amareggiato dalla mancanza di attenzioni da parte della moglie e ostile alla figlia difficile, il bavoso superiore del supermercato dove lavorano, un uomo che si masturba nella metro desolata nel pieno della notte e un ragazzo che non disprezza il poter piegare a proprio favore la situazione sfavorevole delle protagoniste. In quest'ultimo frangente NRSA perde credibilità, così come risulta esagerato il ruolo da crocerossina di Skylar - anche se interpretato divinamente, mentre arriva molto più a fondo e centra l'obiettivo la scena madre che dà il nome al film, ovvero la scena il cui la dottoressa rivolge a Autumn un crescendo di domande personali a risposta multipla circa le relazioni sessuali presenti e passate della ragazza, sciogliendo il ghiaccio della sua cinica maschera e facendo venire alla luce un passato di violenze e prevaricazioni da parte dei suoi partners.
La terza pellicola della Hittman riesce nel puntare la luce sulle tante storie abusi e gravidanze non volute anche in tenera età, ma come film è lasciato incompiuto, soffocato da un eccesso di staticità nei personaggi e dal voler nascondere la propria parzialità sotto un tono documentaristico.
Continuando il viaggio a NY...
- Manhattan (Woody Allen, 1979)
- Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972)
- Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976)
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