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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

The farewell

 Sottotitolato “Una bugia buona” nella versione italiana distribuita dalla BiM, questa produzione indipendente è uscita nelle sale a ridosso di Natale piuttosto in sordina. A dire il vero, se ai Golden Globe Nora Lum (conosciuta come Awkwafina) non avesse vinto il premio miglior attrice, forse mi sarei perso questo pezzo da 90.


 Billi, la protagonista, è una 30enne newyorkese squattrinata aspirante artista legata alla terra natia, la Cina, solo dal forte legame con la nonna Nai Nai che non vede da anni. La sua famiglia sta vivendo una sorta di diaspora: il figlio maggiore - lo zio Haibin - si è costruito una carriera in Giappone, mentre il padre di Billi – Haiyan - vive da 25 anni negli Stati Uniti. I due non si sono mai visti in tutto questo tempo. L’incipit è la notizia della diagnosi di un cancro terminale ai polmoni a Nai Nai. La famiglia prende due decisioni: risparmiare questo dolore alla nonna, tenendola all’oscuro – tanto non c’è più nulla da fare, e organizzare in fretta e furia le nozze del cugino Hao Hao con la giapponese Aiko per avere una scusa per riunirsi tutti e dare l’estremo addio a Nai Nai.
Nel viaggio a Changchun (una delle più grosse città della Manciuria) lo sguardo della regista americana Lulu Wang (e di Billi) è carico di nostalgia per i migliori ricordi dell’infanzia, ovvero il periodo trascorso con la nonna, prima dell'emigrazione negli Stati Uniti a seguito dei genitori. Non sembrano importare i grandi anonimi blocchi di cemento che sorgono in continuazione rendendo Changchun irriconoscibile o gli hotel nuovi in cui l’ascensore non funziona, né le numerose ombre su quella che è la prospettiva di una vita in Cina. A questo punto della sua vita Billi si sente rigettata dall’Occidente e cerca rifugio tornando al focolare domestico: non quello occidentalizzato dei genitori, ma dalla affettuosa nonna che le insegna come tenersi in forma e la riempie di saggi consigli, tanto che vorrebbe rimanere in Cina assistendola fino alla morte.



 Lo scontro culturale tra Occidente e Oriente va ben oltre l’essere andati a vivere lontani da casa, ma si esprime nella difficoltà da parte di Billi e del padre ad accettare di nascondere la verità a Nai Nai, scelta che considerando non etica e che ricordano essere illegale negli Stati Uniti. La visione opposta viene riassunta dallo zio in una bellissima scena madre: lui e il fratello, dopo tanto che non si vedevano e condividendo il dolore per la prossima morte della madre, hanno bevuto e fumato insieme tutto quello che potevano. Billi, che, a suo tempo, non aveva nemmeno saputo della morte del nonno fino a funerale compiuto, crede che sia giunto in momento di dire la verità alla nonna, non vuole più tenersi questo enorme peso dentro. Per lo zio Haibin questa è la differenza tra le due culture: l’una crede che la vita appartenga al singolo individuo, perciò ne può fare quello che vuole, mentre l’altra crede che la vita appartenga alla collettività, alla famiglia, alla società, a un tutto. Sopportare il peso della triste verità al posto della nonna è un gesto d’affetto. Poi ci penserà la sorella di Nai Nai a svelarle il tutto all’ultimo, poco prima della fine. Così come aveva fatto lei stessa con il marito a suo tempo.



 Come si può intuire The farewell è un film che farà piangere, pur essendo pieno di momenti di gioia, di celebrazione dell’affetto da e verso la nonna, simpatica ed energica vecchietta che desidera il bene di tutta la famiglia. I momenti tra i due novelli sposini – tra foto di matrimonio con mille scenari diversi e un’esibizione canora poco riuscita al pranzo di nozze – rivelano uno sguardo tutto cinese (ma anche mediterraneo) a un impaccio tutto giapponese enfatizzato dal dover recitare la commedia con la nonna.
Così come si è riunita, la famiglia, dopo il matrimonio, deve salutare Nai Nai. Forse per sempre. Billi combatte nuovamente la voglia di dire tutto alla nonna, riuscendo a trattenersi. Il taxi parte, allontanandosi dall’anziana signora, che rimane in strada a salutare. Lento zoom out. Silenzio totale. La regista, Lulu Wang, stacca completamente e improvvisamente il sonoro per 2-3 secondi. Una scena d’addio superlativa, che ti lascia a bocca aperta.


 E Nai Nai, alla fine? La Wang l’ha tenuta all’oscuro della verità perfino durante le riprese di questo film tremendamente autobiografico. Anche se pare che poi l’abbia scoperto, 6 anni dopo la diagnosi.




Consigli appassionati:
-Still walking (Hirokazu Kore-eda, 2008)
-Viaggio a Tokyo (Yasujiro Ozu, 1953)


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