Esordio alla regia di Robert Redford: 5 Golden Globes e 4 Oscars.
Attore reso celebre dal duetto con Paul Newman (Butch Cassidy and The Sundance Kid, La stangata) e consacrato da un altro duetto, quello con Dustin Hoffman (Tutti gli uomini del presidente), decide di realizzare un film basato su un romanzo non ancora pubblicato, ma vincitore di un concorso letterario femminile. Ordinary People di Judith Guest.
Il film ci cala all'interno della famiglia Jarrett, che subito dipinta come la famigliola alto borghese americana stereotipata, conservatrice e rispettosa delle norme della buona società. Una realtà che è stata dilaniata permanentemente dalla morte di uno dei due figli, Buck, annegato nel lago Michegan durante una tempesta. Il fratello, Conrad, si fa carico del peso di essergli sopravvissuto, si incolpa della disgrazia, sente di non essere amato dalla madre, Beth. Le cicatrici non sono solo fisiche: ha già tentato di suicidarsi tagliandosi le vene. Il padre - un Donald Sutherland eccezionale - cerca disperatamente di tenere le fila di una famiglia prima perfetta ed ora alla deriva. I suoi sforzi di riavvicinare moglie e figlio sono vani, anzi riconoscerà lui stesso che il suo matrimonio è divenuto un legame puramente formale tra persone che non si conoscono più. Lui che afferma di non credere nella terapia, si rifugia dallo psichiatra del figlio quando oramai non sa che pesci pigliare.
La storia è molto più di un'elaborazione del lutto, è una ricerca di identità da parte di uomini alla deriva. Sutherland rompe l'illusione di perfezione borghese su cui si basava la sua esistenza, dirompe in un pianto che ricorda il Don di Mad Men, mentre Conrad scopre di avere un'identità propria e di poter ancora gioire della vita. L'abbraccio tra i due arriva con una potenza drammatica ben studiata e corona questo percorso di entrambi. Ne esce sconfitta Beth, la cui crisi di nervi non è stata sufficiente a consentirle un esame di coscienza.
Gente comune è ritenuto sopravvalutato da alcuni critici, quando, invece, dopo 40 anni si può confermare il suo posto tra i classici del cinema americano moderno. Redford riesce a dirigere un film composto, forse troppo canonico: ma questo calza bene la famiglia protagonista, perciò dà prova di grande consapevolezza. O forse pure e semplice fortuna, considerando che la sua carriera da regista è molte spanne sotto alla sua carriera da attore.
Consigli appassionati:
- Good Will Hunting (Gus Van Sant, 1997)
- Mad men (Matthew Weiner, 2007-2015)
- La mia Africa (Sydney Pollack, 1985)
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