Rivedere un capolavoro di Martin Scorsese è sempre rivitalizzante. Figlio di famiglie siciliane immigrate in America e cresciuto a Little Italy, nel corso della sua carriera ha avuto tutto, influenzando permanentemente la storia del cinema con le sue storie newyorkesi di gangsters e di personalità egocentriche, il loro ritmo incalzante, l'abbondante uso di canzoni jazz e pop. Non da meno è fondamentale la perfezione al montaggio della collaboratrice di una vita, Thelma Schoonmaker - giusto giusto 3 Oscars e altre 5 nominations all'attivo.
Scorsese racconta in grande, sul grande schermo, quelle che poi sono storie di quartiere. Giacobbe "Jake" LaMotta (De Niro), il pugile del Bronx che fu campione middleweight, a lungo rivale del celebre Sugar Ray Robinson. Figlio di italoamericani, ha come manager il fratello Joey (Pesci) e una carriera che stenta a decollare a causa della mancata affiliazione con la mafia locale. Con una spavalderia che rimarca nell'acconciatura e nei toni Sonny de Il Padrino, il nostro pugile vuole farsi da sé, essere padrone del proprio destino e non avere nulla da spartire con i potenti del quartiere.
Così come nella finzione i protagonisti, anche il regista e gli attori principali condividono origini italoamericane e newyorkesi, tanto che, oltre al sempreverde trio Scorsese - De Niro - Pesci, perfino la giovanissima Cathy Moriarty è una ragazza del Bronx. Qui interpreta Vikki, la bella ragazza di quartiere che fa impazzire Jake. Nonostante le copiose scene di pugilato, le botte e il sangue, compreso lo stupendo lento campo-controcampo nella risoluzione dei conti tra Jake e Sugar Ray ripresi a mezza figura nel loro incontro finale, Toro scatenato non è un film incentrato sulla boxe, nè vuole esserlo, ad appena 4 anni dal Rocky di Stallone. A farla da padrone nella narrazione è la crescente ossessione di Jake per Vikki, sapientemente costruita sin dall'inizio a suon di ripetuti susseguirsi di penetranti sguardi da parte di Jake e movimenti lenti, a volte artificialemente lenti grazie alla slow-motion, da parte di una vanitosa Vikki. Ma l'attrazione, l'amore, velocemente si trasformeranno in possessione. Il nostro pugile, tanto più sarà vicino al successo, tanto più diverrà paranoico e possessivo nella vita personale, tanto da arrivare a distruggere il rapporto d'affetto e lavorativo con il fratello. Senza Joey a guidarlo, il suo declino sarà inevitabile. Ciò ci era stato fatto intuire già alla primissima scena, viene esplicitato nel finale, che va a chiudere il cerchio.
In questo bianco e nero di struggimento personale, ascesa e declino, ma soprattutto ossessione, Scorsese si afferma come un pilastro fondamentale della storia del cinema, sancisce il culmine della New Hollywood e porta in trionfo il suo primo attore feticcio, Robert De Niro.
I could've been a contender! I could've been somebody!
Instead of a bum, which is what I am.
Consigli appassionati:
- Fronte del porto (Elia Kazan, 1954)
- Taxi driver (Martin Scorsese, 1976)
- C'era un volta in America (Sergio Leone, 1984)
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