Passa ai contenuti principali

In primo piano

VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

C'era una volta a... Hollywood

  Nono film per Quentin Tarantino, il celebre autore di pellicole che possono vincere la Palma d’Oro a Cannes così come incassare $300-$400 milioni - ma non portarlo all’Oscar alla miglior regia. Approdato ad Hollywood dopo aver lavorato in un negozio di videonoleggio a Los Angeles, Tarantino ha le idee chiare: un regista può fare al massimo 10 film di qualità, dopodiché sarà meglio chiudere bottega. Più volte dei suoi colleghi si sono ritirati solo temporaneamente (Miyazaki, Soderberg, Lynch, …), perciò il futuro di Quentin non è ancora scritto. Ma, se dovesse rispettare le sue – ormai antiche – dichiarazioni, manca solamente un suo altro film, peraltro appartenente alla saga di Star Trek. Tutto ciò è rilevante a interpretare C’era una volta a... Hollywood come l’opera più personale di Tarantino, nonché la sua ultima occasione per ergere un monumento ai suoi miti. Autoreferenziale? .


 Cosa ama, in particolare, quell’ultra cinefilo di Quentin? Gli spaghetti-western e Hollywood. E i piedi delle belle attrici. Chi può incarnare l’idea stessa del cinema e delle stelle di Hollywood? Al Pacino, Brad Pitt e Leonardo Di Caprio. Quella volpe di Tarantino usa gli attori nei loro punti di forza: un Pacino capace di rubare il palcoscenico a chiunque, con i suoi discorsi le canta a un Rick Dalton (Di Caprio), attore dei – brutti – western hollywoodiani a là John Wayne & Co., consigliandogli di cercare fortuna in Italia (Clint manchi solo te!). Rick non ci sta, è arrabbiato con sé stesso, frustato dalla sua carriera in declino; piange alle parole di una giovanissima e determinata attrice, si ubriaca, ha una villa con piscina a Beverly Hills di proprietà – perché lui è là per rimanerci, come ci ricorda. Insomma, un concentrato dell’eccentricità di Leo che va da The aviator a Django unchained passando per The wolf of wall street. Ma la vera rivelazione è che Brad Pitt, un Cliff Booth amico e controfigura di Rick Dalton, ha ancora molto da dare. Una recitazione in stato di grazia, un Pitt che interpreta un duro perdigiorno, cazzaro e cool, con quel suo sorrisetto ebete e rubacuori, solo esaltato dalle rughe e cicatrici accumulate negli anni e che non gli tolgono fascino, anzi. E la splendida Margaret Qualley, che qui interpreta una hippie della Manson Family, lo sa bene. Lei potrebbe sedurre chiunque, ma forse 30 e passa anni di differenza sono un pochino troppi, perciò ci si accontenta di un primo piano dei suoi piedi callosi schiacciati contro il parabrezza di un’auto.


 La vicenda narrata, cioè le avventure di Di Caprio e Pitt, ha ben poca importanza, il film è un Tarantino show, una lettera d’amore per il Cinema che ti porta in sala e che è fatto di studios con i loro set, ciak, camerini. Il fatto storico, l’esplosione di violenza che tutti si aspettano da un film tarantiniano c’entra con i nuovi vicini di Rick Dalton: Roman Polanski – “Polanski, quello di Rosemary’s baby!!!” – e la moglie Sharon Tate (Margot Robbie), che fu brutalmente assassinata mentre era incinta da parte di Charles Manson e dai suoi giovani seguaci. Tarantino gioca con la fama delle sue scene violente, adescando lo spettatore più volte e facendone immaginare il loro arrivo, mentre questo accadrà solo nel finale, creando un netto contrasto rispetto al resto del film funzionale a quella decina di minuti esaltanti e liberatori: la violenza di Tarantino è sempre divertente, non può raccontare il triste fatto storico. Il regista è felice di portare gente in sala, come incredibilmente felice è la Sharon Tate che va ai matinée e si fa fotografare insieme alle locandine dei film in cui recita… questo è Tarantino che erge un monumento ai film che l'hanno fatto appassionare, alla sua ragione di vita, a un tipo di cinema che forse non è più.


Suggerimenti appassionati:
- The nice guys (Shane Black, 2016)
- Bastardi senza gloria (Tarantino, 2009)
- Pulp fiction (Tarantino, 1994)

Commenti

Post più popolari