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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Il buco

 Galder Gaztelu-Urrutia (spagnolo) ha presentato El Hoyo allo scorso Toronto International Film Festival, facendosi notare ed ottenendo la distribuzione tramite Netflix. Il questo horror distopico -che sa molto di Black Mirror - un perverso esperimento sociale vede una prigione verticale ospitare al massimo 666 detenuti in 333 livelli - un palese gioco simbologico tra diavolo e angeli. Al livello 0 la cucina di un ristorante ogni giorno imbandisce il vitto del giorno su di un tavolo/ascensore che scende la prigione fermandosi ad ogni livello – quando trova ospiti vivi! Difficilmente, infatti, arriva cibo oltre i primi 100 livelli, scatenando una serie di episodi di violenza e cannibalismo. Ogni inizio mese, inoltre, ogni coppia di detenuti viene spostata in modo totalmente casuale da un piano ad un altro, incentivando i privilegiati dei piani alti ad abbuffarsi in vista di periodi di magra.


 La morale politico-economica è chiara e molto terra terra: se tutti collaborassero mangiando solamente una piccola razione giornaliera, ci sarebbe cibo a sufficienza a far sopravvivere tutti. Distribuzione equa della ricchezza come ottimo della teoria dei giochi. Collaboreranno? Beh, se non lo fanno con le buone, meglio provarci con le cattive, pensa il protagonista, un signore abbastanza sveglio da farsi rinchiudere di sua volontà sei mesi in prigione per smettere di fumare e leggere Don Chisciotte della Mancia una volta per tutte.
 Per due volte viene chiesta la fede in Dio, per due volte viene negata. La società interna alla prigione non è solo individualista, trova proprio la sua ragion d’essere nel disprezzo con cui i prigionieri trattano i loro inferiori, perfettamente consci che la situazione potrebbe invertirsi il mese seguente. A nulla, infatti, serviranno gli appelli alla ragione di una ex dipendente dell’Amministrazione (del carcere), né la possibilità di mangiare metterà fine alla deriva omicida dei livelli bassi. Il regista lancia un’idea che viene mal esplorata, ricoperta da scene raccapriccianti e affrontata con un calderone di soluzioni, dal tentativo illuminista di una solidarietà spontanea alla lotta armata espressa tramite un messaggio di panna cotta. Al di là dei buchi di sceneggiatura, l’analogia tra la prigione verticale e la realtà risulta ridicola dopo una prima analisi e il rifiuto, tramite metafore, della possibilità di lotta alla disuguaglianza è una negazione degli ultimi tre-quattro secoli. Quello che Gaztelu-Urrutia sembra suggerire è che tutto è inutile, possiamo solamente farci il segno della croce e sperare in un miglioramento imposto dall’alto.

"È ovvio."
 

Consigli appassionati:
- Black Mirror (Charlie Brooker, 2011-2019)
- District 9 (Neill Blomkamp, 2009)
- La grande abbuffata (Marco Ferreri, 1973)

 

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