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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Il ritorno dello Jedi (1983)

    Difficile parlare della trilogia originale senza considerare le svariate modifiche e re-release fatte da George Lucas nel corso dei decenni. Aggiunte in CGI inutili e spesso incoerenti, scene modificate o aggiunte di sana pianta successivamente hanno reso questi tre film difficilmente visionabili nella loro theatrical edition in una qualità video accettabile. Questo fino all'uscita in Bluray nel 2011 e al lavoro epocale da lì in poi intrapreso da un gruppo di appassionati, dando vita alle Harmy's despecialized editions, ovvero l'unico modo per potersi godere Star Wars quale pietra miliare del cinema e della cultura pop in generale così com'era all'uscita al cinema.


    In Ritorno dello Jedi (RotJ), episodio conclusivo della trilogia, sono presenti tutti gli elementi che resero questo fantasy nello spazio iconico. Un futuro - in realtà passato - sporco e sabbioso o fangoso abitato dagli alieni più bizzarri di sempre con al seguito robot pieni di personalità in cui si scontrano bene e male a colpi di blaster e spade laser. Guerre Stellari non è solamente la vera e propria nascita del blockbuster hollywoodiano, è anche la realizzazione di una sceneggiatura davvero unica: tre protagonisti che lo sono davvero e che formano un delicatissimo equilibrio. Si possono trovare molte similitudini e parallelismi tra i tre episodi, ma in generale sono film da due ore divisi semplicemente a metà. In questo caso la prima ora è il recupero di Han Solo dalle grinfie del viscido Jabba e la conclusione del suo arco narrativo da contrabbandiere a generale dei ribelli, mentre la seconda è la risoluzione di un conflitto padre-figlio dalle proporzioni galattiche mascherata da annientamento del male supremo.
    Il dramma famigliare degli Skywalker è viene fatto crescere fino al suo apice partendo dal ritorno al pianeta natale di Luke, il quale comincia ad accentrare sempre di più il film su di sé fino al sacrificio idealistico di fronte all'imperatore. Ecco che, nonostante il baccanale di navicelle spaziali e blaster della battaglia finale, il carisma di Harrison Ford e la sempre esilerante coppia R2-D2 C-3PO (C1-P8 e D-3BO in italiano), RotJ perde qualcosa rispetto ai precedenti due episodi. Il delicatissimo equilibrio della triade comincia a cadere. Non perché, giustamente, nel finale il conflitto Luke - Darth Vader (Fener!) la faccia da padrone, ma perché i personaggi di Han e, soprattutto, Leia perdono di mordente. La principessa perde il suo ruolo chiave nella Ribellione, passa il tempo tra l'essere un ornamento a Jabba e il giocare con i tenerissimi Ewoks, non ha più le battute sagaci a cui eravamo abituati né gli appassionati battibecchi con Han. La loro love story passa in secondo piano. Episodio VI rimane uno Star Wars buono e fa il suo compito di chiudere degnamente la trilogia, ma non replica il mito del primissimo capitolo (episodio IV) o lo spessore di episodio V.



#hanshotfirst

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