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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Favolacce

 Il secondo film firmato dai fratelli D'Innocenzo, Damiano e Fabio, è stato premiato a Berlino con l'Orso d'argento per la sceneggiatura. Ci racconta le vicessitudini di alcune famiglie nei sobborghi di Roma composte da genitori falliti, immaturi, tesi per le meschine rivalità di quartiere o per le insoddisfazioni della loro vita. C'è chi ha un forte controllo sui figli - la coppia di bambini formata da un Weasley con il morbillo e la bambina con la parrucca - e chi non ne ha alcuno, come Elio Germano e moglie, ai quali sono capitati come figli un Mowgli artificiere e una Pippi Calzelunghe appassionata dei video porno sempre presenti sul telefono del padre. I due sono protagonisti di alcune delle scene più ilari di questo film. Favolacce eccelle proprio quando ci sono i bambini in scena a stupire con le loro idee spesso balzane, ma sempre autentiche, in un mondo di uomini e donne impreparati a fare gli adulti.
 Purtroppo i 98 minuti di film risultano molto pesanti. Il ritmo della narrazione, già lento di suo e diviso troppo nettamente in scene - ma non favolacce - distinte, viene spezzato ripetutamente da intermezzi sonori angoscianti che risaltano per il contrasto con la rappresentazione. I brani di Egisto Macchi sono un chiaro tentativo dei D'Innocenzo di fare proprio il particolare gusto di Lanthimos e del suo cinema oscillante tra il satirico spoglio dei suoi protagonisti in tutta la loro mediocrità e un crescente senso di angoscia che, a volte, lascia dietro di sé uno spettatore addormentato. Ciò che si può augure a questi giovani registi italiani è di voltare pagina e continuare la ricerca di uno stile proprio.





Per approfondire:
- La terra dell'abbastanza (fratelli D'Innocenzo, 2018)
- La favorita (Yorgos Lanthimos, 2018)
- The square (Ruben Ostlund, 2017)

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