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Kubrick #1. Rapina a mano armata (1956)
Nonostante sia il terzo lungometraggio firmato Stanley Kubrick, Rapina a mano armata (The killing) è il primo film di questa rubrica. Con buona pace di Fear and Desire e Killer's kiss, solamente dopo aver firmato un contratto con la United Artist il regista newyorkese cominciò a vedere i suoi film distribuiti su larga scala.
La pellicola - un heist movie - apre con un trionfo dell'immagine del movimento, cioè del cinema, mostrando la corsa forsennata all'ippodromodei cavalli coi loro fantini. Veniamo subito portati a seguire la vicenda - la rapina dell'incasso e delle somme scommesse in una delle più grosse corse dell'anno - dalla fredda voce di un narratore quasi telecronista della vicenda. Kubrick, ben prima di Tarantino, scioglie il vincolo di uniformità temporale e si diverte a portarci su e giù per quel fatidico giorno dandoci in pasto, di volta in volta, un pezzo del puzzle complessivo.
Il ragno che tesse la tela, l'artefice del piano, è Johnny Clay - Sterling Heayden - , un malavitoso indebitato. Unico del gruppo a conoscere le persone giuste, tra cui un wrestler che passa le sue giornate giocando a scacchi (grande passione del regista!) e un hitman dalla mandibola semi paralizzata, scoprirà un imprevisto nella moglie del rapinatore più improbabile. Il povero George Peatty - Elisha Cook Jr. - , onesto bigliettaio dell'ippodromo in questione, è un uomo da poco, spinto a partecipare al colpo solamente dalla cupidigia della moglie Sherry - Marie Windsor - che vuole per sé i soldi e l'amante.
Il regista in The killing fa sua la tradizione noir della Hollywood allora contemporanea dimostrando un uso massiccio e sapiente dell'illuminazione low-key (chiaroscuri stupendi) e senza alcuna paura di risultare brutale nelle scene... a mano armata. Allo stesso tempo sono già presenti i tratti distintivi di Kubrick che lo seguiranno di film in film, di genere in genere: la telecamera è fredda e precisa, non c'è traccia di empatia verso i protagonisti. Complice il finale memorabile, dietro la cinepresa si immagina, piuttosto, il riso sardonico di un uomo tremendamente intelligente, a tratti cinico - ma mai del tutto! - , che si diverte a denudare l'umanità.
Consigli appassionati:
- La stangata (George Roy Hill, 1973)
- Le iene (Quentin Tarantino, 1992)
- La casa di carta (Alex Pina, 2017)
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