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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Kubrick #6. 2001: Odissea nello spazio

 "Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film. Io ho cercato di rappresentare un'esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell'inconscio."

Stanley Kubrick



 Il celebre regista a metà anni '60 è ormai sulla cresta dell'onda: se con Spartacus si dimostrò capace di gestire un grosso budget, con Lolita e Dr. Stranamore, produzioni di medio taglio, continuò ad aver successo al botteghino e ad ottenere condidature agli Oscars. Nel bel mezzo della corsa allo spazio, dopo aver parodiato la guerra fredda sente di dover affrontare il genere della fantascienza pura, sfruttando l'enorme budget messo a disposizione da una Metro-Goldwyn-Mayer dissestata finanziariamente, ma alla ricerca di un altro uovo d'oro dopo Il dottor Zivago. È importante perché stavolta Stanley non ha alcun limite alla sua creatività, tant'è che filma in Super Panavision 70 facendo un uso mai sperimentato fino ad allora della proiezione frontale - il miglior modo di mettere sfondi fino al green screen - e degli effetti speciali, i quali richiesero ben due anni di post-produzione.

 

 

 Se da un lato l'ossessione di Kubrick per il realismo delle missioni spaziali gli valse l'assurda attribuzione dei "falsi" video dell'Apollo 11, dall'altra l'innovazione tecnica è sintomatica di ciò che è il cuore stesso di Odissea nello spazio, ossia l'evoluzione della razza umana: è un film che guarda avanti, e l'avanti non può che essere rappresentato dallo spazio, come, d'altronde lo sarà per Interstellar quasi mezzo secolo dopo. A differenza di quest'ultimo, 2001 ha una struttura semplicissima, ovvero è la somma di quattro atti (primati, Luna, verso Giove, oltre) ben distinti da una diversa apparizione del famoso monolite nero, tanto che la narrazione viene concentrata in appena una ventina di minuti di dialogo sui 149' del film. Non sono infatti le parole a trascinare lo spettatore, ma è l'essere totalmente assorbiti in un'esperienza audiovisiva mai vista prima a sconvolgerlo, a cambiare completamente il significato che si attribuisce al cinema stesso.

 

 

 Un'analisi di questa pietra miliare non può che partire dalla dichiarazione d'intenti insita dell'aprire con il poema sinfonico di Richard Strauss, inspirato al testo Così parlò Zaratustra di Friedrich Nietszche. Infatti, da buon romantico - nel senso letterario del termine - , Kubrick apprezzò il filosofo tedesco in gioventù. Ripercorrendo le tre metamorfosi (cammello, leone, fanciullo) è diretto ricostruire l'alba dell'uomo e la sua odissea nello spazio come l'evoluzione della razza umana. Per cui il debole primate indifeso farà il passo verso l'uomo nel momento in cui applica l'uso dell'intelligenza e diviene l'essere più letale sul pianeta Terra. Nonostante questo passaggio avvenga carico di spirito dionisiaco, tramite la violenza verso le altre specie, il salto temporale di quattro milioni di anni, ossia l'osso che diviene astronave, apre ad un mondo completamente nuovo. Sulle note del Bel Danubio blu di Johann Strauss (nessuna parentela col precedente) Kubrick ci meraviglia con sequenze di una squisita geometria e con lo sfoggio dei risultati raggiunti dall'uomo grazie alla fredda razionalità. Dopo aver conquistato la Luna ed aver inventato il tablet, l'ingegno umano è andato oltre fino alla costruzione della propria nemesi: un'intelligenza artificiale generica, qui rappresentata dall'elaboratore HAL9000 (HAL è IBM scalato indietro di una lettera dell'alfabeto), completamente integrato nell'astronave diretta verso Giove.

 

 

 Il paradosso - o forse il destino - è che proprio ciò che costituisce l'apoteosi del processo evolutivo dell'essere umano illuminato dallo spirito apollineo - la calma IA a prova d'errore - sarà il casus belli che riporterà l'uomo, simboleggiato dall'astronauta David, a lottare per la propria sopravvivenza e a scatenarne l'ormai assopita forza vitale. Non è un caso che l'iconica sequenza Star Gate parta da forme perfette, geometrie simmetriche ed armoniose, salvo poi delirare in immagini sempre più potenti e scioccanti, inclusa una palese metafora che vede la capsula con all'interno David viaggiare attraverso questo caos primordiale al di là del tempo e dello spazio come uno spermatozoo lanciato dall'astronave, tanto cara ad HAL, dalla forma fallica. La metamorfosi del protagonista, per arrivare a compimento, richiede che l'uomo muoia insieme ai suoi - falsi - valori per poter concepire il Bambino delle Stelle, ossia l'Oltreuomo in termini nietzschiani, sintesi dello spirito apollineo e dionisiaco, della razionalità e della vitalità, capace di vedere l'universo con occhi nuovi e di fondare nuovi valori scevri da ogni preconcetto.

 

 

 La visione di Arthur C. Clarke, co-sceneggiatore e autore del 2001 letterario, è ben altra ed è testimoniata dalla stanza rococò teatro della metamorfosi, ambiente ricreato da esseri alieni evoluti che hanno trasceso la forma fisica. Onestamente: che noia. Al di là della personale interpretazione, l'esperienza vissuta e attenta della visione di 2001: Odissea nello spazio è unica, in quanto sconvolge i sensi dello spettatore, lo porta a dover ripensare daccapo che cos'è il cinema stesso, lo educa, anzi lo costringe ad auto-educarsi, portandolo ad un livello di maturità filmica superiore. Il miglior film della storia? Forse. Non sareste gli unici a pensarlo.



Consigli appassionati:

- Interstellar (Christopher Nolan, 2014)


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