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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Kubrick #4 & #5: Peter Sellers

Dopo la parentesi a colori di Spartacus, S.K. riprende il controllo assoluto della sua produzione. Si apre così la parentesi più freudiana della sua filmografia, Eyes Wide Shut escluso, nella quale usa l'attore britannico Peter Sellers per indagare la psiche di pedofili e militari - sempra facendone un'intelligente satira.

 

Lolita (1962)


 La piccola Lo, una di quelle adolescenti fisicamente precoci, una ninfetta di 14 anni - solo 12 nel celebre libro di Nobokov - incanterà, con il suo sorprendente incrocio di volgarità e innocenza, il prof. Humbert Humbert, scrittore europeo recatosi negli States per tenere un corso di letteratura al collage. Il film, il più scandaloso di Kubrick assieme ad Arancia Meccanica, apre con il professore delirante... ed omicida. La narrazione, in flashback, schiaffa subito in faccia il colpo di fulmine del pedofilo per la ragazza e, al contrario, procede graduatamente nel giocare con la perdita della sua sanità mentale. Kubrick, infatti, compie un lavoro certosino nel mettergli i bastoni tra le ruote, prima tramite la madre, vedova bisognosa di attenzioni ed amore, e in seguito facendo entrare in campo un deviato che gioca su di un livello più alto, il quale gode nel fargli perdere il senno. Ovviamente questo calvario andrà di pari passo con la percezione di malsano che abbiamo del suo rapporto - anche sessuale - con Lolita. Però la visione della ragazza come vittima non sembra essere ciò che ha attratto il regista nel soggetto, piuttosto il suo acume si rivela nei personaggi interpretati da Peter Sellers, Quilty e la sua controparte, Dr. Zempf, capaci di giocare con Humbert come se fosse una marionetta di cui muovono le fila. Ne risulta un dramma psicologico che sconvolgerà la vita del professore... forse sacrificando il futuro dell'amata Lo.


 

Dottor Stranamore (1964)

 Siamo in piena guerra fredda e in piena corsa agli armamenti nucleari. Forti di un’estenuante propaganda antisovietica gli Stati Uniti giustificano il mantenere in aria bombardieri armati a poche ore di volo dai loro predefiniti target all’interno dell’URSS: basta, infatti, che un generale come Jack D. Ripper (Jack lo Squartatore) dia di matto per scatenare il conflitto nucleare finale. In un film cupo di soli uomini, eccezion fatta per la segretaria e amante del generale ‘Buck’ Turgidson, ma ricco di una fotografia divina, Kubrick riesce a divertire, a fare satira sul bombardamento mediatico dell’epoca, quando la terza guerra mondiale sembrava davvero vicina. Ci riesce partendo dai personaggi, forti di improbabili nomi, dal capitano del bombardiere ‘King’ Kong, cowboy yankee caricaturale, all’ossessione complottistica del generale Ripper, arrivando al dottor Merkwürdigliebe - lo Stranamore di Peter Sellers.

 Dall’esilarante telefonata tra i due capi di Stato, in cui il Presidente Muffley degli U.S.A. ci tiene ad essere dispiaciuto della situazione almeno tanto quanto il Premier sovietico Dimitri, assente dal Cremlino causa vodka e donne, alla radiolina che, nella base in allerta codice rosso e pronta alla guerra, sprizza allegra musica jazz, la sensazione del contrario è onnipresente nel film. Allo stesso modo è repentino il riferimento a pulsioni sessuali represse o meno, compresa l'origine del delirio di Ripper e dei suoi preziosi liquidi corporali. Il regista, così facendo, da un lato umanizza – e perciò rende meno minacciose – le alte cariche militari, dall’altro rende ridicole le teorie sui piani di una potenziale guerra atomica facendo incarnare il fautore di questi in una sorta di scienziato pazzo ex nazista rifugiatosi in America. Completano l’opera la prorompente sovrarecitazione di George C. Scott (Turgidson) - e Sellers (Mandrake, Muffley, Stranamore). 


"Gentlemen, you cannot fight here. It's the War room!"

 

 

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