Passa ai contenuti principali

In primo piano

VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Sto pensando di finirla qui

 Thriller psicologico targato Charlie Kaufman e adattato dal romanzo di Iain Reid, I’m thinking of ending things ci mette nei panni di una ragazza senza nome (Jessie Buckley), poeta, pittrice e studiosa di fisica quantistica che vorrebbe, forse, o forse no, mettere fine alla vuota relazione che ha con Jake (Jesse Plemons). Un po’ road movie tra le tempeste di neve dell’Oklahoma, un po’ inquietante vecchio casolare di campagna, il mantra del film è la profonda sensazione di alienazione da parte della protagonista, la quale verrà sempre più trascinata, controvoglia, nel passato e futuro di Jack e della sua famiglia. La totale incapacità di tenere le redini della propria vita e di prendere delle decisioni, incarnata nella depersonalizzazione delle emozioni rappresentate nei suoi dipinti – come ci farà notare il padre di Jack -, la porterà, inevitabilmente, a naufragare nella crisi esistenziale del compagno. Pure lui pittore e studioso di fisica quantistica, da personaggio incolore vedrà la sua nevrosi assumere il centro dell’attenzione. La tesi del film è definita dalla protagonista stessa, quando, facendo seguito alla stanca e stantia conversazione che la coppia ha in auto, afferma che noi [esseri umani] siamo stazionari durante il corso di tutta la vita e sono il tempo, gli eventi, gli ostacoli a venirci addosso, spegnendoci man mano. Tremendamente cinica e, a tratti, eccessivamente metaforico, l’ultima opera di Kaufman stanca velocemente, tanto che, una volta capita l’antifona, si spera in una svolta horror che dia un po’ di brio, dati anche i numerosi riferimenti a cliché del genere. Ma il celebre autore, forse troppo pieno di sé, preferisce crogiolarsi in un’allegoria sull’insensatezza dell’uomo e delle sue autocelebrazioni.

 


 

Consigli appassionati:

- Eternal sunshine of the spotless mind (Michel Gondry, 2004)

- Synecdoche, New York (Charlie Kaufman, 2008)

 

Commenti

Post più popolari