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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Kubrick #8. Barry Lyndon (1975)

 La cinematografia che dà un look autenticamente settecentesco grazie alle lenti NASA Zeiss 50mm f/0.7, la struttura impeccabilmente simmetrica della sceneggiatura, i magnifici costumi di Milena Canonero.

 


 Originariamente intenzionato a creare un film su Napoleone Bonaparte, Kubrick recupera il materiale di ricerca accantonato durante le riprese di Arancia meccanica per mettere in scena una storia di ascesa e declino decisamente meno epica, ma più umana: la vita di Redmond Barry, protagonista del romanzo picaresco Le memoria di Barry Lyndon di Thackeray, scrittore satirico dell'età vittoriana.

 La lunghissima durata della pellicola - 187' - è spezzata, in vecchio stile, da una intermission segnalata a schermo. Le due parti, Con quali mezzi Redmond Barry acquisì lo stile e il titolo di Barry Lyndon e Resoconto delle sventure e dei disastri che accaddero a Barry Lyndon risultano perciò nettamente distinte: la velocità e la giovialità della narrazione nella prima, il cupo fatalismo e l'ampollosità della seconda. Il caro giovane irlandese romantico e squattrinato è l'underdog che facilmente si conquista il nostro favore. Con il cuore infranto e un futuro incerto, la guerra dei sette anni, il baro al gioco d'azzardo e le avventure da Casanova lo porteranno via via verso la spregiudicatezza... ottenendo attraverso quest'ultima il successo, ossia l'elevazione di status economico-sociale a lungo agognata da sua madre per mezzo del figlio. Ma Kubrick non perdona i suoi protagonisti. Profetiche, anzi una maledizione, appaiono le parole dette dal nostro irlandese al Lord inglese: "Lascia che ridano quelli che vincono."

 

 

 In una sorta di espansione della struttura narrativa di Arancia meccanica, qui le cose si complicano. Da un lato si nota la specularità tra gli eventi della prima e della seconda parte risulta palese, come l'arco composto dal duello per amore tra Redmond e il capitano Quin e il duello per odio tra Redmond e Lord Bullingdon, passando per il duello per debiti al gioco, oppure il contrasto tra la stessa menomazione fisica di sir Charles Lyndon e Barry Lyndon.

 Dall'altro lato emerge un arco inverso e contrapposto, composto dalla progressiva caduta morale di Barry ed una sua, ahimé troppo tarda, riabilitazione prima della fine. Partito con una purezza d'animo tale da fargli rischiare la morte pur di non vedere la sua amata cugina maritata - ma possiamo pure dire venduta - e divenuto un libertino avido approfittatore, la sua redenzione morale passerà per l'amore per il figlio e per la ritrovata monogamia con la titolare del patrimonio Lyndon. L'apparente paradosso del diverso orientamento di questi due archi è esplicitato nel duello finale in cui il bamboccione Lord Bullingdon, primogenito di Lady Lyndon, chiederà vendetta a Barry, reo di aver usurpato il posto di Lord Lyndon e di aver scialaquato il suo patrimonio. Il nostro protagonista, già reduce dal dolore come padre e bandito dalla buona società a cui ambiva, non avrà cuore di ferire Lady Lyndon nuovamente amazzandole il primogenito. Preferirà immolarsi.

 Stanley, in ultima istanza, dipinge, tramite immagini rese possibili dalla sua volontà di usare le lenti usate dall'Apollo per fotografare la Luna per avere una luce il più naturale possibile, un'esperienza umana in cui il karma regna sovrano, in cui le nostre azioni hanno conseguenze non sempre prevedibili e di entità variabile nel tempo. Allo stesso tempo il caos continua ad essere una forza innegabile contro la quale l'uomo può ben poco. Il registra conclude cinicamente con una scritta a schermo intero:

 

"Fu durante il regno di Giorgio III che i suddetti personaggi vissero e disputarono.

Buoni o cattivi, belli o brutti, ricchi o poveri, ora sono tutti uguali."

 


Consigli appassionati:

- Il petroliere (Paul Thomas Anderson, 2007)

 

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