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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

L'incredibile storia dell'Isola delle Rose

 Sydney Sibilia con la trilogia di Smetto quando voglio è riuscito a farsi portatore dell’eredità della commedia all’italiana e a ritagliarsi un suo spazio fortemente personale nel cinema nostrano, facendo una leggera satira socio-politica godibile come popcorn movie e senza mai scadere nel comico di basso livello - o quasi. La formula del suo nuovo film distribuito da Netflix è un po’ la stessa: un gruppo di sognatori disadattati sfrutta dei cavilli legali per trasformarsi in una esilarante banda (non)criminale. Il protagonista stavolta è l’ingegner Giorgio Rosa (Elio Germano), classe ‘25, un uomo che sente la sua creatività e il suo ingegno venir soffocati dalle regole dello Stato italiano. La soluzione c’è, l’atto di ribellione 68ino è possibile: lui e l’amico Maurizio (Leonardo Lidi, regista di teatro), emiliani, ergono a pochi chilometri da Rimini un’isola di ferro, una piattaforma di 20 metri quarati appena al di fuori delle acque territoriali italiane. Nel recuperare questa vicenda storica, attraverso il materiale di un improbabile libro di Walter Veltroni, L’isola e le rose, Sibilia romanza ampiamente la curiosa vicenda della micronazione denominata Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj. Da un lato il progetto utopico di libertà di Rosa diventa simbolo e vettore di un suo riscatto personale rispetto all’amata Gabriella (la bolognese Matilda De Angelis), dall’altro le oscure ombre della politica da piena Guerra Fredda vengono sostituite da personaggi tanto incompetenti e ignari da ricordare più propriamente lo scenario attuale.

Maurizio un po' Crozza che imita Forchielli

 La cosa più importante in un film che vede alternarsi scene da Riviera romagnola off-shore e richieste diplomatiche all’ONU e al Consiglio d’Europa è che l’equilibrio tiene meravigliosamente. L’isola delle rose è frizzante, coeso, leggero ma non banale. Qualità troppo spesso mancanti nel cinema italiano. E ciò che diverte di più, oltre a vedere l’Uomo senza volto di Game of Thrones fare l’organizzatore di feste in Riviera nei panni di Rudy Neumann (Tom Wlaschiha), è l’accento emiliano, usato in misure diverse dai vari protagonisti. Ebbene sì, esistono dialetti al di là del volgarissimo romanesco che ha saturato il nostro cinema!

 

Consigli appassionati:

- Faccia d'angelo (Andrea Porporati, 2012)

- Vallanzasca (Michele Placido, 2010)

- Smetto quando voglio (Sydney Sibilia, 2014)


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