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L'incredibile storia dell'Isola delle Rose
Sydney Sibilia con la trilogia di Smetto quando voglio è riuscito a farsi portatore dell’eredità della commedia all’italiana e a ritagliarsi un suo spazio fortemente personale nel cinema nostrano, facendo una leggera satira socio-politica godibile come popcorn movie e senza mai scadere nel comico di basso livello - o quasi. La formula del suo nuovo film distribuito da Netflix è un po’ la stessa: un gruppo di sognatori disadattati sfrutta dei cavilli legali per trasformarsi in una esilarante banda (non)criminale. Il protagonista stavolta è l’ingegner Giorgio Rosa (Elio Germano), classe ‘25, un uomo che sente la sua creatività e il suo ingegno venir soffocati dalle regole dello Stato italiano. La soluzione c’è, l’atto di ribellione 68ino è possibile: lui e l’amico Maurizio (Leonardo Lidi, regista di teatro), emiliani, ergono a pochi chilometri da Rimini un’isola di ferro, una piattaforma di 20 metri quarati appena al di fuori delle acque territoriali italiane. Nel recuperare questa vicenda storica, attraverso il materiale di un improbabile libro di Walter Veltroni, L’isola e le rose, Sibilia romanza ampiamente la curiosa vicenda della micronazione denominata Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj. Da un lato il progetto utopico di libertà di Rosa diventa simbolo e vettore di un suo riscatto personale rispetto all’amata Gabriella (la bolognese Matilda De Angelis), dall’altro le oscure ombre della politica da piena Guerra Fredda vengono sostituite da personaggi tanto incompetenti e ignari da ricordare più propriamente lo scenario attuale.
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| Maurizio un po' Crozza che imita Forchielli |
La cosa più importante in un film che vede alternarsi scene da Riviera romagnola off-shore e richieste diplomatiche all’ONU e al Consiglio d’Europa è che l’equilibrio tiene meravigliosamente. L’isola delle rose è frizzante, coeso, leggero ma non banale. Qualità troppo spesso mancanti nel cinema italiano. E ciò che diverte di più, oltre a vedere l’Uomo senza volto di Game of Thrones fare l’organizzatore di feste in Riviera nei panni di Rudy Neumann (Tom Wlaschiha), è l’accento emiliano, usato in misure diverse dai vari protagonisti. Ebbene sì, esistono dialetti al di là del volgarissimo romanesco che ha saturato il nostro cinema!
Consigli appassionati:
- Faccia d'angelo (Andrea Porporati, 2012)
- Vallanzasca (Michele Placido, 2010)
- Smetto quando voglio (Sydney Sibilia, 2014)
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