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Ma Rainey's black bottom
Secondo adattamento cinematografico tratto dalle opere del drammaturgo afroamericano August Wilson e prodotto da Denzel Washington, Ma Rainey's black bottom è un'ode alla musica blues come movimento socio-culturale dei neri in America. Nata come valvola di sfogo e dichiarazione di attaccamento alla vita, è lo strumento attraverso il quale risulta a loro possibile trovare un'identità collettiva propria. I protagonisti di questo dramma sono due. Da una parte abbiamo Viola Davis in Ma Rainey, la carismatica cantante "mother of the blues" dalla voce profonda e totalizzante, dall'altra abbiamo Chadwick Boseman in Levee, il giovane trombettista della band pieno di risorse e sogni nel cassetto.
Ovviamente il tutto si svolge in ben pochi set, ovvero tra la sala registrazioni dischi, una sorta di spogliatoio nel seminterrato e la strada a dirimpetto. Che sia puramente un adattamento da uno sceneggiato teatrale è palese: film irrimediabilmente verboso, è il botta e risposta tra i due musicisti a far scorrere velocemente i 94 minuti. Un botto e risposta che è replicato anche dalle diverse ambientazioni: se Levee si imporrà pian piano nello spogliatoio di fronte al resto della band e rispetto a una Taylour Paige eccezionalmente sensuale, Ma Rainey è regina incontrastata della sala registrazioni, capace di far valere ogni suo capriccio. E fuori, sulle strade della Chicago del 1927? Il padrone è l'uomo bianco. Abolità la schiavitù - oddio, saremmo anche nel profondo nord - la strada è ancora lunga per l'integrazione sociale tra bianchi e coloured. Sono gli anni in cui la segregazione razziale la fa da padrone, con negozi, bagni, etc separati.
Questa condizione è vissuta diversamente da Ma e da Levee. La prima è intrattabile da parte dei produttori (bianchi). Sa che, una volta che la sua voce sarà immortalata su vinile ristampabile e riproducibile, il suo valore di mercato e, perciò, la venerenza presumibilmente di facciata con la quale è trattata dai produttori, crollerà, tornerà ad essere "soltato" una cantante di colore e a cantare per la sua gente. Anche se con diversi dollari in più. La sua è una condizione statica durante l'arco temporale del film, perciò Levee non farà fatica a rubarle la scena. Il suo dramma personale avviene in tre atti: lo scherno subito dai colleghi per l'apparire come il bravo nero servizievole quando c'è da ingraziarsi l'uomo bianco, il racconto strappalacrime del trauma infantile e l'atto di pazzia finale. Il nucleo del film è dato proprio dal salto tra questi tre stadi di Levee, in particolare trova spazio l'urlo di sofferenza e di determinazione che si alza dal trombettista, pronto a recitare, ad abbassare la cresta e ad attendere una possibilità di successo, perché il mondo è quello che è ma gliela farà vedere lui a tutti quanti. Il crollo del sogno ad opera di poche parole da parte del produttore è devastante per lui, tutto il suo futuro bruciato, gli sforzi compiuti sin da tenera età vani. La follia si impossessa di lui e si esprime in un gesto squisitamente teatrale che però, forse proprio per questo, risulta ridicolo in un'opera cinematografica.
Consigli appassionati:
- Fences (Denzel Washington, 2016)
- Venere in pelliccia (Roman Polanski, 2013)
- Birdman (Alejandro Inarritu, 2014)
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