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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Star Wars: L’ascesa di Skywalker

 La terza trilogia della saga commerciale per autonomasia, affidata da Disney a Kathleen Kennedy (erede di George Lucas alla guida di Lucasfilm), arriva al suo termine con questo episodio IX. Sotto la sapiente guida di un J. J. Abrams, allora fresco di un’esperienza a dir poco di successo in Star Trek, episodio VII (Il risveglio della forza) riuscì ad accontentare un po’ tutti, senza sorprendere nessuno: il film fu una sorta di remix della vecchia trilogia e un elogio ai suoi miti. Una volta rotto il ghiaccio si decise di osare qualcosa di nuovo, ma senza una vera e propria direzione. Rian Johnson con episodio VIII (Gli ultimi Jedi) spazzò via ogni coerenza narrativa interna al film, alla saga e all’intero universo nella sua personale crociata contro la fanbase storica. Personaggi aggiunti a casaccio, un’attrice morta che vaga per lo spazio e resuscita, un’origin story affondata negli abissi, un Signore dei Sith patetico.
Di fronte a tale scempio quel nerdone di Abrams non ha potuto stare a guardare e ha ripreso in mano una trilogia moribonda. In J. J. we trust.



 Per tutto il film lo sforzo titanico del creatore di Lost è evidente. Come dare senso all’insensato, spazzare di lato il superfluo, fare felice Disney con tante – troppe – battaglie a suon di spada laser e, al tempo stesso, tirare le fila di una saga durata NOVE episodi? Tenendo in piedi e portando a compimento l’unico arco narrativo cardine sopravvissuto. Il nocciolo del film è  dato dallo stretto legame tra i due veri protagonisti: una Jedi taumaturgica alla ricerca della propria identità sconvolta dal lato distruttivo dei propri poteri (Rey / Daisy Ridley) e un Sith assetato di potere tremendamente diviso tra la sete di potere e un complesso di Edipo latente (Kylo Ren / Adam Driver). Perciò la vile tecnica di far recitare attori morti è usata all’osso, Flynn e Poe vengono rimessi in secondo piano, insieme ai droidi e ai wookiee. Azzeccata l’idea che, nei 42 anni dall'inizio della saga, il vero cattivo e burattinaio è sempre stato uno e solo uno: Palpatine, l’incarnazione del male stesso. E perfino lui non è che un espediente necessario per la maturazione dei personaggi di Rey e Kylo e la loro inevitabile unione. Infatti, nemmeno anni luce di distanza possono separare completamente la diade nella forza.



 La seconda metà del film è ben riuscita, la grande battaglia finale viene portata avanti facendo la rima a Il ritorno dello Jedi e al già visto teatrino dell’imperatore, ma senza far pesare questo naturale accostamento. È la prima metà ad essere problematica: troppi eventi, troppi nodi sciolti sbrigativamente con battute di poche parole e dal livello a dir poco imbarazzante. Questa gran confusione riflette il doppio cambio al timone tra i tre film e la necessità dell’ultimo capitolo di riportare sui binari l’epopea stellare, correndo a perdifiato per portare l’onnipotente eroina protagonista a compiere il suo destino.
Tirando le somme, la gran parte dei nuovi personaggi di questa trilogia è dimenticabile - non BB-8, chiaramente - e perfino la diade ha faticato a portare sulle spalle continuamente il peso della vecchia guardia, capace di far capolino sia mentre è viva che dall’oltretomba.




Consigli appassionati:
- Star Trek: Into the darkness (J. J. Abrams, 2013)

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