Il caro vecchio Woody Allen ha ben 49 film all'attivo come regista negli ultimi 51 anni, dove Un ultimo giorno di pioggia a New York è solo il 48esimo, ma è il suo primo ad essere censurato negli Stati Uniti sulla scia delle accuse di stupro da parte della figliastra. Una vecchiaia tranquilla, insomma.
La trama non sarà una sopresa per i suoi fans: una coppia - stavolta i giovani Timothée Chalamet e Elle Fanning - visita una grande città - la New York senzatempo Alleniana - e rischia di disgregarsi di fronte alle catena di eventi che allontana i due protagonisti. Si sa, in un viaggio ogni cosa può accadere molto più velocemente.
"È vero che sei nato sull'Orient Express fuori Budapest?"
La causa scatenante stavolta è un'intervista che la Fanning deve fare, per conto della rivista del college, ad un importante regista indipendente in piena crisi artistica - come d'altronde sono sempre nei film di Woody. Il che la scaraventa nelle vite di registi, sceneggiatori e attori. Uomini più vecchi di lei, ma terribilmente affascinanti: gli artisti, si sa, sono passionali. Tra imbarazzi singhiozzati e battute rifilatele da Woody senza alcun filtro l'attrice non riesce minimante ad avvicinarsi né all'immensa Cate Blanchett di Blue Jasmine, né all'incantata Emma Stone di Magic in the moonlight. Forse ha subito anche il fascino del regista newyorkese.
Ma Gatsby Wells, ergo Timothée con un nome intriso di letteratura e cinema, grande innamorato che sogna di portarla a spasso per Central Park e baciarla sotto la pioggia, dov'è? Universitario anticonformista in fase di piena ribellione verso la madre possessiva e senza alcun progetto concreto per il futuro, fa finta di non aver mai recitato e si improvvisa attore in un film di un amico, ripulisce tavoli di blackjack senza alcuna fatica, ingaggia una escort per una girlfriend experience al party dei ricchi genitori, si innamora della sorellina di una sua ex del liceo accomagnandola al The Met e suonando il pianoforte a casa sua.
"... unless there's some funny business going on."
Chalamet, col suo che bourgeois e la testa sulle nuvole, incarna benissimo ciò che Woody ama del vecchio cinema francese e che molti artisti pseudo-intellettuali americani chiamano europeo. Regge benissimo la parte. Film dopo film continua a confermarsi un attore capace di interpretare parti da protagonista molto varie e, dati anche i suoi quasi 24 anni, promette tantissimo per il futuro.
Sono davvero molti i film che Allen ha girato a casa sua, nella sua New York, da quarant'anni a questa parte. È il film di un vecchietto che continua a ripetersi attraverso generazioni di attori sempre più in là rispetto alla sua? Forse. Però ci riesce, i suoi canonici 90 minuti sono godibilissimi. Complimenti.
Consigli appassionati:
- Manhattan (Woody Allen, 1979)
- La la land (Damiel Chazelle, 2016)
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