Passa ai contenuti principali

In primo piano

VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Venezia77: Nuevo orden, Yellow cat, Nowhere special

Nuevo orden, Michel Franco
 
 Il regista messicano ha un modo deciso di sensibilizzare la popolazione civile rispetto alle crescenti tensioni sociali provocate dalla polarizzazione delle ricchezza. La distopia mostrata colpisce come un pugno nello stomaco le persone moderate: Franco pesca a piene mani da eventi storici come la rivoluzione dell'ottobre 1917 e, ovviamente, dalla lunga serie di golpe militari e conseguenti dittature avvenuti negli ultimi due secoli nel centro e sud America. Il risultato è un flusso di violenza senza ragione, irrazionale. Una violenza perpetrata dai militari, dai paramilitari, dai civili. Un popolo inebriato dalla follia omicida, dal vandalismo, dal furto e dallo stupro. Complici terroristi incapaci di comprendere le meccaniche basilari della contrattazione degli ostaggi, alte cariche che sacrificano famigliari alla non-causa e una banalizzazione della lotta sociale a semplice avidità, il film appare come una sceneggiatura scartata di Black Mirror. La volontà di rendere il Nuovo ordine completamente nonsense, di abolire il karma tanto che le buone azioni portano alla condanna a morte, sono scelte registiche atte ad aggredire lo spettatore proprio attraverso l'irrazionalità animale. È un'operazione di cattivo gusto, stomachevole per chi ha anche solo un minimo di fiducia nel prossimo, nella razza umana, nella tenuta di alcuni principi etici basilari. Questo sarebbe il modo di avvertirci delle conseguenze dell'ignorare il problema economico-sociale? La strategia del terrore? No, altro che monito, Nuevo orden è una minaccia. L'opinione del mitico Alejandro Jodorowsky è che il cattivo gusto vada tenuto fuori dall'arte. Purtroppo non è condivisa dai selezionatori della Biennale, nè dal suo pubblico.

0/5



Yellow cat, Adilkhan Yerzhanov

 Seguiamo le avventure di Kermek, giovane appena uscito di prigione e che verrà presto riportato dal poliziotto locale sulla via della malavita. Non stiamo parlando un energumero violento, bensí di un tenero romantico che ci appare un po' lento di testa, nonostante sappia contare perfettamente i tempi di un fucile e icopiare le scene di Alain Delon in Frank Costello. È attraverso i suoi occhi fanciulleschi, quasi un Idiota dostoevskiano moderno, i suoi desideri irrealizzabili - costruire un cinema in mezzo alla steppa con Eva, la ragazza uscita di senno - e la sua bontà che il regista ci mostra un mondo corrotto, allo scatafascio. Lo sconfinato paesaggio della steppa non lascia limiti ai sogni, ma la sua desolazione fanno sí che la legge venga dettata dalle associazioni a delinquere locali e da chi le controlla. Il messaggio desiderato riguarda, però, l'accantonamento dei propri sogni che avviene con l'età, piuttosto che con l'amaro scontro con la realtà. Durante il Q&A Yerzhanov ha tenuto a sottolineare come in tutti noi ci sia un Kermek, il quale viene accantonato. Lo facciamo morire e lo seppelliamo. Perché non ridargli motivo di vivere, di tanto in tanto?

3/5



Nowhere special, Uberto Pasolini
 
 L'anziano regista continua a parlarci della vita, partendo stavolta da un fatto di cronoca. James Norton interpreta John,  un uomo che sbarca il lunario facendo il lavavetri, un malato terminale con pochi mesi rimasti - sebbene in camera la malattia lsci ancora pochi segni. Piú propriamente è protagonista in quanto padre di un carissimo bambino di quattro anni, la cui madre, di origini russe, ha scelto di mollare tutto e tornarsene in patria. La grande decisione che dovrà compiere, una scelta difficile e coraggiosa, è a che famiglia adottiva affidare il piccolo Michael - Daniel Lamont -, in modo tale che alla morte del padre non debba affrontare l'orfanotrofio, esperienza provata da John sulla propria pelle. Le premesse per un buon film ci sono tutte: la vicenda coinvolgerebbe emotivamente chiunque, la preparazione del cineasta sul tema delle adozioni è evidente e Norton è un attore che riesce a comunicare con il corpo, stando zitto e recitando poco, dice Pasolini, o, piuttosto, stando semplicemente nel frame, tanta è la sua presenza cinematografica, direbbero i registi memori di Marlo Brandon. Eppure Nowhere special si rifiuta, a più riprese, di essere semplicemente un prodotto ben confezionato che fa leva sulle facili emozioni. I lungi piani sequenza di padre e figlio lasciano trasparire un affetto sincero, un amore genuino a cui nessuno dei due vuole rinunciare. Siamo tracinati lì, siamo partecipi dello struggimento del padre: spiegare la morte al proprio bambino, allontanarlo da sé per il suo bene. A chi dobbiamo lasciarlo adottare? Ai facoltosi con una villetta in campagna, ai veterani delle adozioni, al vicino della porta accanto, a una coppia fragile, bisognosa di un figlio che le dia una scossa, oppure a una donna single che sa che cosa significa dare via il proprio figlio e della quale, in altre circostanze, John si sarebbe innamorato? Grande Cinema.
 
5/5
 

 

Commenti