Le sorelle Macaluso, Emma Dante
La regista italiana mette in scena un dramma famigliare, un'elaborazione del lutto che, in realtà, non avviene mai: l'accidentale morte di Antonella, la piú piccola delle cinque sorelle sicule, segnerà per sempre l'esistenza delle altre. La convivenza delle giovani (orfane?) non è privo di conflitti, i quali sono, però, di poca importanza. I loro tratti personali, le loro vite vengono dipinte con veloci pennellate, sono come protette da un velo di poesia. Su tutte emerge Maria, forte di un tenero amore adolescenziale, dimostratoci attraverso una scena cosí dolce da far ignorare l'inutilità di appoggiare volantini che voleranno via col vento. È lei l'unica a non esserci nel disgraziato momento. È lei che, da adulte, ha ben altro a cui pensare che alla casa, alla piccionaia, alla sorella maggiore che ha dato di matto.
Dante usa una narrazione molto sintetica in un film che è piú che altro descrittivo e che si erge come monito contro il non affrontare completamente le fratture, le ferite indelebili che ci colpiscono prima o poi nella vita, tanto che le sorelle rimanenti, Katia, Lia, e Pinuccia, non saranno di supporto a Maria nella sua malattia.
3/5
Selva trágica, Yulene Olaizola
Siamo sul confine tra Messico e Belize negli anni '20. C'è la giungla, c'è un fiume. Orfani di Apocalypse Now e, soprattutto, El abrazo de la serpiente, accomodatevi. Altro film con la madre in questo festival, solo che stavolta è madre Natura. (Ma anche la regista si è presentata in sala con un bel pancione.) Fondendo insieme il genere dei film nelle selve tropicali, ricche di mistero e pericolo, della ricerca dell'oro - qua la gomma degli alberi - e arricchendo il tutto con una famosa leggenda Maya, Olaizola ci trascina in un paesaggio sempe uguale e verde, dove seguiamo la ragazza protagonista nella sua fuga dall'uomo bianco, causa ultima della devastazione della foresta. Sarà accompagnata da uomini che parlano solo spagnolo, mentre lei sa solamente l'inglese. Uomini che ne saranno attratti sessualmente, ma che la temeranno quando riconosceranno in lei Xtabay, il demone che seduce e uccide. Nessuno potrà lasciare vivo la giungla, tantomeno il contrabbandiere di nome Lazzaro. Non perché gli animali selvatici siano letali - intravediamo un coccodrillo mansueto e un ghepardo che mangia solo un uomo già morto -, ma perché gli uomini si uccideranno a vicenda. È la natura che si prende la rivincita.
4/5
The best is yet to come, Wang Jing
Perché Orizzonti e non il concorso principale? Questo film cinese è un'opera completa, matura. Riprende in mano il meglio del genere giornalistico americano, narrando i primi anni a Pechino del giornalista Gentiluomo. Mostra un mondo competitivo, in cui si sbarca il lunario tra lavoretti e tuguri subaffittati. Un mondo che discrimina chi non ha in tasca il giusto titolo di studio o, scopriremo, è portatore di malattie difficilmente trasmissibili. Lo scandalo giornalistico riguarda la falsificazione del test per l'epatite B, nel 2004 trattata dalle leggi cinesi come una malattia tremendamente infettiva. In questa annata in cui si ha avuto un collasso psicologico e la caccia all'untore è tornata in auge, la connotazione "infettivo" assume completamente un significato piú vicino. Il protagonista dovrà decidere se pubblicare l'articolo, dando inizio ad un carriera stabile nel giornale che permetterebbe a lui e alla compagna un dimora decente, o se rinunciare al suo immediato futuro per quella che ritiene una giusta causa: muovere abbastanza le acque da cambiare la legge cinese. Wang Jing dimostra un'abilità superlativa nel far vedere allo spettatore gli stessi fatti, le stesse persone sotto due luci molto diverse tra la prima e la seconda parte del film, ricordandoci quanto una visione ottusa della realtà possa soffocare i nostri principi etici, dicendoci: "fate la cosa giusta." Solo cosí, cioè cercando attivamente di cambiare la realtà per creare un futuro migliore, the best is yet to come.
5/5
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