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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Venezia77: Lacci, The Book of Vision, Mila, The Disciple


Lacci, Daniele Luchetti

 Abbiamo capito che in questa edizione della Mostra del Cinema partecipata da meno pubblico, meno stampa e meno nomi altisonanti una presenza è certa: quella dei film italiani. Lacci, presentato Fuori concorso, è un eccellente film d'apertura, una storia sui legami: tra coniugi, amanti, figli...

Lui, Luigi Lo Cascio nel passato, Silvio Orlando nel presente, è "un uomo ordinario che ha fatto carriera dicendo cose intelligenti", un uomo a cui semplicemente succedono le cose. Gli succede di sposarsi e mettere al mondo due figli, gli succede di trovare un'amante in una collega di lavoro, gli succede di tornare dalla moglie quando lei lo richiede. Non sa prendere decisioni e vive per dare meno dispiaceri possibile al prossimo, finendo però col portare disgrazia nella vita degli altri. Ricorda Jon Snow. Lei, Alba Rohrwacher nel passato, Laura Morante nel presente, non protrebbe mutare di più nel tempo e la scelta delle due attrici lo testimonia. Da un lato la fragilità mostrata dal personaggio della Rohrwacher, dall'altro l'acidità, il disprezzo, il cinismo dell'anziana signora interpretata dalla Morante. Una costante c'è: lo scaricare la colpa sugli altri. Luchetti però non si ferma a quello che può essere solamente l'ennesimo - seppur ottimo - film sul rapporto di coppia nel tempo e dà tempo ai figli, forse eccessivamente e in modo caricaturale influenzati dal meschino rapporto tra i genitori, i quali sfogheranno tutta la loro frustrazione, un atto che i coniugi non erano mai riusciti a compiere. Lacci supera a sinistra, a destra, sopra e sotto il tanto celebrato A Marriage Story dello scorso anno.

5/5


The Book of Vision, Carlo Hintermann

 Il via alle danze della Settimana Internazionale della Critica avviene con una co-produzione italo-anglo-belga girata tra i boschi del Trentino e un'università del Belgio. Prodotto da niente di meno che il leggendario Terrence Malick, il film non delude nell'incuriosire nell'intrigante storia d'amore, nel rapporto madre-figlio e medico-paziente che si svolgono parellalelamente tra diciottesimo e ventunesimo secolo, seppur con dei parziali cambi di ruolo tra i protagonisti. Dove vuole arrivare portare Hintermann attraverso un immaginario sicuramente reminescente de Il labirinto del fauno? È puramente il delirio di una ricercatrice di storia della medicina (Lotte Verbeek) incinta e in pericolo di vita? Lo scioglimento dei nodi della trama avviene in modo eccessivamente raffazonato, tra la durezza glaciale di uno dei due bambini del cast e un potente carpe diem lanciato dal dottore (Charles Dance) all'innamorato (Sverrir Gudnason).

3/5


Mila, Christos Nikou

 Un'inspiegabile epidemia di amnesia colpisce una città della Grecia. Il protagonista, come altre vittime, non viene reclamato da alcun parente e viene avviato al re-inserimento nella società e ri-educazione alla vita attraverso un dispotico meccanismo e una perversa check-list di azioni "normali" da compiere. Nikou, allievo di Lanthimos, ne eredità i colori freddi e i tempi dilatati all'inverosimile, ma preserva un proprio senso dell'umorismo, che, sebbene venga espresso come senso del contrario (e del ridicolo), è assente nel maestro in ogni sua forma. La riflessione di Mila (Mele), in concorso nella categoria Orizzonti, verte per l'appunto sull'identità - o perdita della stessa - e sull'importanza che hanno - o non hanno - i nostri ricordi personali nel determinare chi siamo. Questa opera prima, al di là di questo spunto dal sapore pirandelliano, risulta essere spenta: manca di una fiamma propria. Possiamo però essere rassicurati riguardo la proverbiale sicurezza che, una volta imparato ad andare in bicicletta, non lo dimentichiamo più. E che un piccolo cambiamento d'abitudine, come mangiare arance anziché mele, può avere effetti miracolosi.

2/5


The Disciple, Chaitanya Tamhane

 Quest'anno la Mostra può vantare un film indiano nel concorso principale. Al suo secondo lungometraggio, Tamhane ci fa conoscere lo zoccolo duro dei cantanti di musica indiana classica, una nicchia di appassionati dediti alla preservazione della purezza musicale e spirituale di un'arte millenaria, ora in via di estinzione di fronte all'orda di presunti musicisti e al successo della musica pop in generale. Chi non conosce qualcuno del genere?

Il film vero e proprio tarda a cominciare, il viaggio nelle ripetitive esibizioni canore dura un'eternità, forse perché quest'opera è anche materiale promozionale per l'attore protagonista, Aditya Modak. Il discepolo è ben disposto a sacrificarsi, rinunciare ad un lavoro ben pagato e allontanarsi dalla madre, che lo vorrebbe sposato e che gli ricorda il padre come un fallito. Tutto in nome della volontà di percorrere la via pura, dura e difficile... una scelta che tenta ogni uomo e lascia, ehimè, molte vittime per strada. Gli anni scorrono via e la carriera da cantante stenta a decollare, nonostante gli apprezzamenti del maestro e la costante dedizione, il passaggio del tempo porta inevitabilmente il protagonista ad accettare compromessi. Cambia lui, invecchia il maestro, si evolve l'industria pornografica. La campana di vetro si rompe: la prima crepa è la realizzazione di mancare della capacità necessaria per avere successo nella passione a cui si è dedicata tutta la vita. Poi si frantuma. Gli idoli, i tanti guru idolatrati per anni... sono personaggi mediocri, rivestiti di un manto di leggenda tessuto dai loro discepoli. La coronazione di questo profondo risveglio interiore avviene su di un campo da cricket, esaltando quanto i binari percorsi dal padre, e continuati da figlio, fossero morti. Purtroppo il film non chiude splendidamente qui, ma ci rimanda gentilmente all'avventura commerciale di Aditya, che ha imparato ad usare internet anche per fini lavorativi. Chiusura che avrebbe un sapore di amaro giudizio, se non fosse biografica.

2/5


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