The last duel - fuori concorso Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue? L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...
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Il posto delle fragole (1957)
Ingmar Bergman sta lì, sull’Olimpo, insieme ai suoi contemporanei Kubrick, Kurosawa, Fellini, Hitchcock. Lo svedese lavorò spesso
con le stesse due attrici, rendendole immortali: Bibi Andersson e Ingrid Thulin. Allo stesso modo trascinò di film in film – fu un regista molto prolifero – temi ricorrenti, dal rapporto tra uomo e Dio alle crisi spirituali ed esistenziali dei suoi protagonisti. Appunto l’esistenzialismo di Kierkegaard fa da protagonista in Bergman, con il crollo della religione di fronte alla centralità dell’individuo, il quale si ritrova, libero, di fronte ad infinite possibilità. Il cinema di Bergman è angosciante, scandinavo e freddo. Esplora i tormenti del regista, le sue difficoltà nella ricerca di sé stesso. Per sdrammatizzare un attimo serve un pizzico di umorismo di Woody Allen, grande fan del cineasta svedese.
Diane Keaton su Bergman (Manhattan, 1979)
Il posto delle fragole – Smultronstället, letteralmente “fragole selvatiche” – uscì lo stesso anno dell’altro capolavoro assoluto di Bergman, Il settimo sigillo. In entrambi l’angoscia della morte che si avvicina porta a riflettere sull’esistenza. Ma se nel secondo la si cerca di allontanare, nel primo il rimpianto, la nostalgia e la ricerca di una pace interiore creano una forza vitale, un volersi aggrappare forte forte alla vita da parte del protagonista, il dottor Isak Borg, 78 anni (Victor
Sjöström). È un vecchio vedovo egoista che disprezza i giovani e i loro errori. La sua visione del mondo ha portato il figlio ad essere un marito freddo, che allontana la moglie perché quest’ultima vuole avere figli. Lei, Marianne (Ingrid Thulin), ha una terribile opinione del suocero. Dispotico ed egoista, sembra incolparlo della natura del marito. Dovrà ricredersi durante il viaggio
in auto col dottore, tra racconti di un lontano passato e incontri con autostoppisti e benzinai, scoprendone un animo sensibile e un carattere disponibile. Sì, il film è sostanzialmente un road movie.
Il dottor Borg con la nuora (Ingrid Thulin)
Ci sono due cause scatenanti nel cambiamento interiore del protagonista, entrambe mostrate in scene oniriche. A inizio film il dottor Borg ha un incubo - che potrebbe essere stato girato da un surrealista come Jodorowsky - in cui si ritrova a vagabondare per la città deserta, salvo per un carro funebre che trasporta una bara: dentro trova sé stesso. Un fulmine a ciel sereno per il dottore, che nonostante l’età si sente immortale, superiore ai problemi del resto del mondo. Non proprio un Ebenezer Scrooge, però il
personaggio di Dickens rende l’idea.Il secondo scossone al protagonista arriva dal flashback delle estati passate da giovane nella residenza sul lago degli zii insieme a
fratelli, cugini, futuri mariti e future mogli. In queste scene Isak rivede momenti della sua gioventù da un nuovo punto di vista, seguendo anche ricordi altrui. La prima di queste è ambientata al cosiddetto “posto delle fragole”, dove l’amata dal dottore, Sara, viene sedotta dal fratello maggiore di Isak, Sigfrid, un uomo molto più concreto. I due si sposeranno, lasciando al dottor Borg un matrimonio pro-forma e senza amore.
Il posto delle fragole
Durante il viaggio di Isak vengono introdotte diverse coppie e età diverse e con problemi diversi. A rappresentare gli anziani ci sono Sara e Isak, entrambi vedovi, che hanno mantenuto per tutta la vita una solida amicizia per l’appunto più longeva dei rispettivi coniugi, a cui sono tutto sommato indifferenti. Le coppie sposate sono in conflitto, come quello dato dalla decisione di tenere il bambino da parte di Marianne, o già il capolinea a cui è arrivata la coppia che esce dalla strada. Il contrasto è dato dai tre giovani autostoppisti e dalla loro energia vitale: la giovane ragazza (Bibi Andersson) è contesa da due ragazzi che per metà del tempo pensano a conquistarla e per l’altra metà discutono verbalmente e fisicamente se Dio esiste o la scienza ne ha distrutto la ragione d’essere. Simpaticissimi tutti e tre, faranno ridere il vecchio dottore. Emerge però una visione disillusa di Bergman rispetto al matrimonio. Dove prima c’erano sentimenti puri e voglia di vivere il tempo passa senza pietà, sottolineando le differenze tra individui e dividendo la coppia.
Il dottor Borg con l'autostoppista (Bibi Andersson)
Il posto delle fragole offre alle persone insoddisfatte – non lo siamo tutti? - un’occasione per riflettere sul vuoto dell’esistenza senza indugiare in vanagloriosi desideri – il premio alla carriera al dottor Borg è ben poca cosa – ma travolgendole ricordando loro la brevità della vita. Il protagonista, a 78 anni, soffre ancora i rimpianti di quand’era giovane, l’amore perduto. Ha vissuto una vita in cui si è dedicato con passione al lavoro, ma da vecchio è divenuto un uomo solo, schivo e amareggiato.
Ma può questo viaggio in auto cambiarlo veramente, o è troppo tardi? Anche qui Bergman sembra tendere verso l’opinione meno
ottimistica. Per il vecchio dottore è troppo tardi ormai, finito il viaggio non ha nemmeno influenza sul destino del figlio e della nuora. Può solo accomiatarsi dalla vita in pace con sé stesso, pensando solamente con una tenera e dolce nostalgia ai ricordi delle estati al lago, la primavera della sua vita. La stagione in cui crescono le fragole selvatiche. Alla luce di ciò, il parallelismo tra Il posto delle fragole e Il settimo sigillo c'è, senza essere affatto lo stesso film. Condividono l’essere un percorso che è sostanzialmente un viaggio verso la morte, ma se il celeberrimo film in cui Max Von Sydow gioca a scacchi con il Tristo Mietitore mette in risalto il carattere più intellettuale del regista, l’altra pellicola ne mostra il carattere più umano, perché parla della vita.
Suggerimenti appassionati: - Canto di Natale di Topolino (Burny Mattinson, 1983) - Quarto potere (Orson Wells, 1941)
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