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VENEZIA78: The last duel, L'événement, È stata la mano di Dio

The last duel - fuori concorso  Quattordicesimo secolo, Normandia. Sir Ridley Scott usa lo sfondo della guerra dei Cento anni e di un conflitto di potere tra ex-commilitoni per affrontare una questione spinosa oggigiorno, ovvero il tema della violenza sulle donne. Quante ingiustizie vengono occultate e quante difficoltà incontrano le vittime nel parlare, nel dire la verità e cercare giustizia, osteggiate tanto da uomini, quanto da donne? Ma sir Scott ci attrae nella questione con la carota: sin dal titolo, cosí come dai primi minuti, fatti dal clagore di spade e scudi e dal rombo degli zoccoli dei cavalli lanciati a spron battuto, sappiamo che la conclusione vedrà Matt Damon - Jean de Carrouges - affrontare a duello Adam Driver - Jacques LeGris. E chi, meglio del regista de Il gladiatore , può portare in scena un combattimento all'ultimo sangue?    L'impianto narrativo è tipico dei film giudiziari. Prima di assistere, per intero, all'epico duello, passeremo in rassegna t...

Le verità

  Dopo la Palma d’Oro a Cannes, Hirokazu Kore-eda torna in Francia per girare il suo primo film con attori non giapponesi, rompendo la propria barriera culturale. Il regista mette in scena una storia di riappacificazione tra una madre anziana attrice di successo dalla lingua tagliente, Fabienne (Catherine Deneuve), e la figlia sceneggiatrice fuggita a New York con marito e figlia al seguito, Lumir (Juliette Binoche). Come apprenderemo, la memoria inganna, una singola verità non c’è. La situazione è peggiore quando i protagonisti fanno parte del mondo della finzione: abbiamo Fabienne che recita le scuse scritte dal marito della figlia – un Ethan Hawke di contorno – all’unico uomo che non abbia mai tradito e una nipotina che sigilla il tutto recitando la parte scrittale della madre alla nonna.


  Purtroppo il film non funziona in troppe parti, dove Kore-eda sembra impacciato a dirigere attori a lui stranieri. Ma quando finalmente si arriva al sodo, Deneuve e Binoche vanno alla grande. Il cineasta giapponese riprende il controllo, facendo mostra del suo marchio di fabbrica: far emergere da drammi particolari e uomini e donne imperfetti, spesso mediocri, qualcosa di tremendamente universale e toccante, che non ci si spiega se non ammettendo che, parafrasando Fabienne, il cinema può mostrare melò così come scene violente, ma sotto ci deve sempre essere poesia.


Suggerimenti appassionati:
- Un affare di famiglia (Hirokazu Kore-eda, 2018)
- Father and son (Hirokazu Kore-eda, 2014)
- Prima del tramonto (Richard Linklater, 2004)

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